L'Aquila, furbetti del cartellino: cinque indagati all'Università

di Marcello Ianni
In cinque avrebbero timbrato il cartellino badge di presenza sul posto di lavoro, all’Università degli Studi dell’Aquila, ma dopo poco si sarebbero allontanati «per svolgere attività professionali e personali». E’ quanto sostiene la Procura della Repubblica dell’Aquila, a seguito delle indagini svolte dai carabinieri. I militari dell’Arma non vanno molto per il sottile visto che nella recente chiusura delle indagini preliminari è stato ipotizzato il reato di truffa aggaravata ai danni dello Stato.
Si tratta di Angelo Gaudieri, Maria Paola Colatei, Luca Testa, Lucia Pandolfi ed infine Francesco Bizzarri, tutti in qualità di dipendenti dell'Università degli Studi. Il primo inquadrato nella categoria Elevate Professionalità, nell'area tecnico-scientifica ed elaborazione dati e coordinatore laboratori didattici; il secondo assegnato al Dipartimento di Scienze Fisiche e Chimiche, nel laboratorio Laser X. La Colatei assegnata al Dipartimento di Medicina Chimica, Sanità Pubblica, Scienze della Vita e dell'Ambiente, con svolgimento delle attività di supporto alle attività didattiche di Neuropsichiatria Infantile ed all'occorrenza presso quest'ultimo reparto; la Pandolfi (per anni primo cittadino di Montereale e candidata alle ultime Regionali), in qualità di dipendente dell'Università dell'Aquila, impegnata presso il Centro di riferimento regionale dei Trapianti dell'ospedale San Salvatore dell'Aquila «ed autorizzata- si legge sempre nell'avviso della conclusione delle indagini preliminari- a frequentare la sede di Coppito 2, per lo svolgimento di mansioni amministrative, dove si svolgono le adunanze del Consiglio di Dipartimento». Infine Bizzarri, assegnato al Dipartimento di Scienze Chimiche Applicate e Biotecnologie ed autorizzato a frequentare la sede di Coppito 2, per lo svolgimento di mansioni amministrative e legate alla didattica.
Secondo l'accusa, costoro «con artifizi e raggiri consistiti nel far risultare la loro ininterrotta presenza in servizio e sul posto di lavoro, secondo gli orari registrati mediante timbratura del badge, inducevano in errore l'amministrazione nella contabilizzazione della retribuzione, non corrispondendo le ore di presenza con quelle registrate per diversi giorni e allontanandosi dal posto di lavoro per recarsi in altri luoghi decentrati, impegnavano l'orario lavorativo per svolgere attività professionali e personali. Il periodo preso in considerazione dagli investigatori va da gennaio a marzo di quest'anno. Al momento non è dato sapere se quella portata a termine dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile è stata un'attività di polizia giudiziaria di iniziativa, nell'ambito di un controllo anti assenteismo nei luoghi di lavoro, oppure se dietro la chiusura delle indagini preliminari, ci sono degli esposti circostanziati da parte di altro personale impiegatizio dell'Università dell'Aquila.
Ora gli indagati hanno venti giorni di tempo per decidere se farsi interrogare dall'autorità giudiziaria, presentare memorie difensive, oppure chiedere che sulla vicenda giudiziaria si facciano degli approfondimenti. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Antonio Valentini, Danilo Iannarelli, Maurizio Capri e Marco Ferrone.
 
Mercoled├Č 9 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 14:50

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