Pescara, la difesa è un problema: il lavoro di Zeman e un ritocco a gennaio fondamentali

di Orlando D'Angelo
PESCARA Questione di tempo, ma non solo. Il Pescara di Zeman è solo all’inizio e deve ancora trovare la sua dimensione, all’interno di se stesso e nel pianeta serie B. E’ vero che produce tanto e segna gol a grappoli, tanto da risvegliare anche il fiuto di un bomber in cerca d’autore come Stefano Pettinari, ma non ha equilibrio e neanche la giusta e necessaria dose di consapevolezza nei suoi mezzi.

Capita alle squadre giovani e profondamente rinnovate. Basta rileggere la storia biancazzurra sotto la guida del boemo, per rendersene conto. Sei anni fa, Sdengo, si presentò con un gruppo di carneadi in serie B e partì perdendo tre partite su sei nelle prime giornate. Tonfo a Modena, poi a Reggio Calabria e a Castellammare di Stabia, pareggio a Sassuolo all’8a. Una partenza altalenante che aveva iniziato a scaldare i cuori dei tifosi a suon di gol, ma che non lasciava ancora presagire al grande spettacolo che sarebbe arrivato di lì a poco, fino al trionfo di Marassi con la serie A diretta conquistata addirittura con un turno di anticipo dopo vent’anni di assenza.

Ora la situazione ambientale è diversa, e questo pesa, ma è ancora il momento di aspettare e lasciar crescere una squadra costruita con meno logica e senza qualche tassello dalle caratteristiche zemaniane. Se il boemo sei anni fa ereditava un ambiente galvanizzato dalla fresca promozione in B e poteva contare su un mercato ad hoc per giocare il suo calcio (Anania, Romagnoli, Balzano, Kone, Insigne, Immobile i rinforzi aggiunti ad una base già molto solida), questa volta si ritrova ad affrontare una piazza fiaccata da una retrocessione umiliante e avvelenata da una lunga contestazione alla società, oltre che un organico costruito solo parzialmente sotto le sue direttive e profondamente cambiato (ventisette acquisti, ma manca un centrale difensivo adatto al gioco del tecnico).

I presupposti per ripetere la grande cavalcata del 2011/2012 non sembrano esserci, ma il lavoro e lo spirito di squadra, uniti alle qualità dei singoli ancora tutte da esprimere nelle prossime settimane (Mancuso, Kanoutè, Palazzi, Latte Lath, Capone, Elizalde sono ancora indietro, ma presto saranno disponibili), potranno ribaltare nel corso dei mesi la situazione. E magari faranno ricredere lo stesso allenatore e l’ambiente sulla bontà delle scelte fatte in estate andando anche oltre la volontà di Zeman (le conferme di Campagnaro, Bovo e Fornasier, l’acquisto di centrocampisti-fotocopia come Carraro, Valzania, Palazzi e Kanoutè).
Domenica 10 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:40

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