Rigopiano, Federica si laurea dopo la strage e mette la tesi tra le bare di mamma e papà

di Orlando D'Angelo
La sua tesi di laurea è vicina a papà Piero e a mamma Barbara. Federica Di Pietro, la 29enne primogenita della coppia di Loreto Aprutino scomparsa nella tragedia dell’hotel Rigopiano, l’ha portata nella camera ardente allestita nel palatenda di via Roma venerdì sera, direttamente da Roma. L’ha poggiata proprio al centro, tra le due salme, decorate anche con la sua corona d’alloro sfoggiata dopo la discussione: un regalo che non vedeva l’ora di consegnare ai genitori.
 


Andare a condividere con loro il traguardo della laurea in giurisprudenza, conquistata con anni di sacrifici, è stato il primo pensiero due giorni fa. Federica, infatti, venerdì mattina si è laureata alla Sapienza. Con lei, la sorella Fabrizia, gli zii e i tantissimi amici dell’università. Piero e Barbara non c’erano. Non hanno potuto. Il destino dei suoi giovani genitori è stato crudele. Ma Federica lì ha sentiti, accanto a lei, mentre con sicurezza e maestria discuteva la sua tesi. Sono stati Piero e Barbara a darle la forza di presentarsi davanti ai relatori e concludere il meritato percorso di studi, costellato di esperienze e supportato dalla famiglia. Il padre e la madre erano orgogliosi dei suoi traguardi, come il periodo trascorso a Berlino e i tanti viaggi.

La discussione inizialmente era fissata per martedì scorso. Quel giorno, purtroppo, aveva già scoperto che la madre non ce l’aveva fatta, e attendeva in preghiera notizie sul padre. Per questo, aveva chiesto di aspettare ancora qualche giorno, rinviando la discussione a venerdì. Poi è arrivata la tristissima notizia della scomparsa di Piero. Ma lei, pur avendo il cuore colmo di dolore, con coraggio ha deciso di esserci, di fare questo gesto proprio per loro. Caparbia, tenace e matura, com’era suo padre da calciatore e da allenatore. Federica Di Pietro vive a Roma da diversi anni, inserita nel tessuto dell’ateneo: fa parte del gruppo Sapienza in Movimento e del Cus Roma. Prima della catastrofe di Farindola, era in paese con alcuni compagni di studi per completare la tesi “tra un arrosticino e l’altro”, come scriveva su facebook lunedì 16 gennaio. Il giorno dopo, i suoi genitori sono partiti assieme a Sebastiano, Nadia ed Edoardo verso l’hotel Rigopiano. Lei e Fabrizia li aspettavano a casa il mercoledì, giorno di quella maledetta valanga, per mostrargli la tesi ultimata e in attesa di andare in stampa. Quel lavoro che con orgoglio venerdì scorso l’ha resa dottoressa in legge e che, con una dedica speciale a Piero e Barbara, lascerà al loro fianco per sempre.

Questa mattina, alle 11.30, sempre al palatenda di via Roma, si sono svolti i funerali della coppia. Ieri, nella camera ardente, oltre mille persone in una silenziosa processione iniziata al mattino e terminata a tarda sera: concittadini, colleghi della Tua, azienda dei trasporti in cui Di Pietro lavorava da anni, personaggi del calcio abruzzese. Dai tecnici, Mincarini, Pacchiarotti, Ronci, agli ex compagni di squadra Colazzilli, D’Intino, D’ angelo, Mauro Di Pietro, Pilone, Severo, Formiglio e Castellano, fino ai ragazzi che ha allenato in questi anni. C’era anche L’Aquila Calcio, con il tecnico Morgia, i dirigenti e alcuni giocatori. Sulla bara dell'ex attaccante la maglia rossoblu vicina a quelle di Lauretum e Penne, alcune delle sue squadre.
Domenica 29 Gennaio 2017 - Ultimo aggiornamento: 20:11

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