Rigopiano, il giallo dell'elicottero mai decollato

La domanda se la posero in molti: perché durante l’emergenza della valanga killer che uccise 29 persone imprigionate nell’hotel Rigopiano un anno fa, non si impiegarono gli elicotteri per i soccorsi? E come mai del disastro in corso nella sala crisi nazionale dei Vigili del Fuoco la notizia arrivò solo il giorno dopo, il 19 gennaio 2017? Un’inchiesta di Ezio Cerasi della Tgr Rai abruzzese fa emergere alcuni inquietanti retroscena, scoprendo che esistono velivoli dell’Aeronautica Militare e dell’Esercito attrezzatissimi per ogni contesto proibitivo usati persino in Norvegia nelle operazioni sull’Artico. Si tratta di mezzi all’avanguardia supertecnologici e costosissimi capaci di muoversi anche di notte ed a temperature proibitive come meno 45 gradi. Se quegli elicotteri fossero arrivati sul posto fra le 20 e le 21 avrebbero anticipato forse di 10-12 ore l’arrivo a piedi dei primi 13 soccorritori giunti a piedi percorrendo nella tormenta una strada cancellata da due metri di neve percorsa in 12 ore fra mille difficoltà nel reperire la turbina e la benzina; quella stessa che ha finito per imprigionare i 40 ospiti dell’albergo, trasformato in una prigione scaraventata via dall’anomala traiettoria della potentissima valanga staccatasi dal monte Siella.

L’inchiesta giornalistica ha rilevato come in quelle ore drammatiche vi fu una tentata ricognizione di un elicottero HH 139 della Guardia Costiera di Pescara ufficiosamente allertata dal servizio di soccorso sanitario del 118. L’eccessivo ghiaccio ne impedì il buon esito. «Questo tipo di velivoli in dotazione alle forze armate non dispone della protezione antighiaccio», ha raccontato al Tg3 Abruzzo Luigi Turchetti, ex pilota istruttore dell’esercito ed ex comandante della missione Unifil in Libano. Al contrario i mezzi NH90 dell’esercito e della Marina Militare e gli HH 101 Caesar dell’Aeronautica Militare ne sono provvist”. Turchetti ha spiegato che comunque si tenta sempre la missione «stando attenti alla salvaguardia dell’equipaggio». Cerasi ha verificato che in quei momenti non vi fu nessun tentativo di soccorso dal cielo. Ma chi avrebbe dovuto sollecitare l’intervento dalle basi di Viterbo e Cervia? Secondo Costantino Saporito, segretario nazionale Usb dei Vigili del Fuoco avrebbe dovuto muoversi l’allora prefetto di Pescara Francesco Provolo. «Era lui il primo capomaglia che doveva dare la prima valutazione del rischio e girarla a Roma per far arrivare i mezzi militari. A Roma la nostra sala crisi seppe solo il 19 gennaio, cioè il giorno dopo, del disastro di Rigopiano...».
Sabato 13 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 11:23

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