Daniele, l'artista di Frosinone affetto da sclerosi multipla
che sogna l'assistenza specialistica

di Alessandro Redirossi
Nel periodo di grave difficoltà economica, la malattia e le spese per affrontarla rappresentano una montagna insormontabile per molte famiglie. “Ci sono tante persone che si rivolgono ai nostri centri di ascolto e che hanno enormi difficoltà a poter affrontare le spese per medicinali e, soprattutto, per le visite specialistiche” ci spiega dalla Caritas il coordinatore dei centri di ascolto Pasquale Troiano.
Fra i nuclei familiari sostenuti dalla Caritas c’è n’è anche uno in viale Grecia, in cui spicca una persona fuori dal comune. E’ Daniele Di Ruzza, 38enne. Una mente brillante, ben oltre la media: artista, prestigiatore, comico, musicista. Prigioniero però di un corpo con la sclerosi multipla. Una malattia che gli viene diagnosticata a 15 anni. Ma lui non demorde. Continua, fin quando possibile, a produrre musica e a girare l’Italia con i suoi show. Ci fa vedere i vecchi video dei suoi applauditissimi giochi di prestigio. In uno fa in mille pezzi un giornale per poi, incredibilmente, farlo tornare completamente integro fra gli applausi scroscianti. “Si poteva fare solo con il Messaggero – ricorda – Dipende dalla tipologia dei fogli”. Con il passare degli anni la sclerosi ha imprigionato nel corpo e in quattro mura la sua mente. Ha scritto anche un libro, “E allora… io mi vesto di sogni”, edito da Bonfirraro. Acquistabile su internet ma anche nelle edicole e librerie del territorio, per sostenere la sua causa. “Quel libro è un modo per lasciare un segno di me” spiega.  Vive con sua madre e con poco più di 1000 euro al mese (fra la pensione del padre che non c’è più e i sussidi relativi alla sua situazione) devono tirare avanti, fra assistenza e medicine. “Purtroppo però per avere un’assistenza h24 per Daniele non esiste altra strada che il ricorso ai privati, con i costi del caso – specifica Anna, la mamma di Daniele –  Con la Asl a coprirci i costi, abbiamo provato la strada delle cliniche in cui ricoverare Daniele. Ma in quei periodi per lui la situazione è peggiorata”. “Per me stare nel letto di una struttura con tanti momenti in cui sei solo, senza persone di famiglia o amici con cui parlare significa far “seccare” il cervello”. A casa invece Daniele può vivere la serenità del proprio habitat familiare, avere a fianco il calore e gli stimoli delle persone con cui vuole stare (Giada dell’Unitalsi e Pasquale della Caritas sono fra i suoi preferiti), vedere film, viaggiare con la sua brillantissima mente, nonostante il corpo. L’assistenza domiciliare del Comune gli garantisce, a casa, 1 ora e mezza tutte le mattine (tranne la domenica) e 1 ora e mezza il pomeriggio in altri tre giorni della settimana. Anche con la Asl, al di là delle strutture esterne, Daniele ha potuto usufruire di cicli di 10 sedute per l’assistenza fisioterapica. Ma evidentemente non basta. “Asl e Comune non ci hanno mai chiuso le porte e siamo grati loro – dice Anna – Purtroppo non c’è però la possibilità, al di là delle strutture esterne, di avere assistenza specialistica h24 in casa. Con più ore anche per la fisioterapia. Quindi dovremmo far fronte economicamente a questa esigenza. Ma non ce la facciamo da soli. Io ho perso il lavoro e faccio il possibile "arrangiandomi" saltuariamente nella ristorazione, qua e là”. La rete del volontariato (Caritas, Unitalsi, Nuovi orizzonti) ha costruito un paracadute per la famiglia. Quello che ci vorrebbe è un sostegno ulteriore, da Istituzioni e società, per permettere a Daniele di essere assistito per più tempo a casa. Nella sua carriera da prestigiatore non ha mai voluto fare l’invisibile.
 
Marted├Č 14 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:50

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