Posta Fibreno - Incendio alla Riserva: trovato il responsabile

Le guardie della Riserva in azione
di Roberta Pugliesi
Incendio nella Riserva naturale di Posta Fibreno: trovato il responsabile. Si tratta di un anziano del posto che ha dato fuoco delle sterpaglie innescando un incendio di proporzioni gigantesche e dalle conseguenze drammatiche. Lo hanno individuato i Carabinieri dell’Aliquota Operativa del Comando Compagnia di Sora, agli ordini del tenente Cianfarano, a seguito di accurate e serrate indagini. Un'azione accidentale, quella del contadino postese, che ha procurato la devastazione e il rogo di circa 40 ettari di canneto con la distruzione di tane, nidi e la morte di alcuni animali lacustri. Ma qualcuno non è convinto che la colpa sia imputabile solo all'anziano e sebbene sia stata accertata la sua responsabilità dell'uomo che è stato segnalato alla Procura della Repubblica, in tanti sono convinti che si sia trattato dell'azione di un piromane. Anche lo stesso sindaco Adamo Pantano fin dalle prime battute ha sempre pensato che l'incendio, di proporzioni immani, non possa essere stato generato dal solo rogo di sterpaglie. Una affermazione supportata dal fatto che le guardie della Riserva, a seguito di un primo incendio verificatosi la scorsa settimana, avevano intensificato i controlli e solo poche ore prima dell'incendio di martedì avevano fermato proprio un  contadino che stava bruciando sterpaglie su un suo terreno a ridosso del lago. E tal proposito è intervenuto sull'argomento anche Antonio Lecce, responsabile dell'Area Vigilanza, che ha voluto fare alcune precisazioni: "I servizi svolti dai Guardiaparco, trattandosi di attività di Polizia Giudiziaria, non possono essere oggetto di divulgazione al pubblico. Solo l’Autorità Giudiziaria è a conoscenza di dette attività. Tuttavia, in questa particolare circostanza, non si vuole nascondere l’operato dei Guardia parco visto è risultato molto più importante, per una parte dell’opinione pubblica, giudicare il ruolo che hanno avuto i Guardiaparco, anziché la profonda ferita inferta al territorio. I Guardiaparco sono stati i primi ad intervenire sull’incendio, avendo cura di segnalare e comunicare immediatamente l’emergenza sia alla Sala Operativa della Regione Lazio e sia al servizio di emergenza ambientale del Nucleo Forestale dei Carabinieri; ed hanno iniziato ad operare prima di qualsiasi altro “personale” e, senza fare “pause pranzo”, “soste in qualche bar” o “giri panoramici a bordo dei loro gipponi”. Alla pattuglia del turno mattutino si è immediatamente aggiunta quel del turno pomeridiano, ed hanno proseguito ininterrottamente l’opera di spegnimento, insieme ai Vigili del Fuoco e ad un solo volontario. Giova evidenziare che le attività di spegnimento sono state effettuate nonostante tra le mansioni dei Guardiaparco non rientri la lotta attiva agli incendi. Infatti, ai Guardiaparco compete solo il primo intervento sulle fiamme, il coordinamento delle attività di spegnimento e le indagini per risalire ai responsabili. Purtroppo, la particolare virulenza delle fiamme dovute alla combustione del canneto hanno avuto la meglio sull’azione di primo intervento". Giova ricordare che la normativa vigente vieta la combustione di rifiuti vegetali, pena sanzioni severe. Esistono, infatti, diverse norme che puniscono chi brucia sterpaglie, rami secchi e altri rifiuti di ogni genere. Il codice penale stabilisce che “chiunque cagiona un incendio è punito con la reclusione da tre a sette anni" ed anche un incendio di modeste dimensioni, lasciato alla mercé del vento, che potrebbe espanderlo e aumentarne la portata, è passibile di procedimento penale.
Domenica 19 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 16:52

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