«We should all be feminist», con la T-shirt i diritti delle donne diventano moda

di Costanza Ignazzi
Dalla piazza alle passerelle, il passo è breve. Nell'anno in cui le donne tornano a manifestare per i diritti e la parità di genere anche la moda si schiera dalla loro parte: niente più reggiseni bruciati e slogan da urlare, il femminismo nel 2017 diventa tendenza e si indossa stampato sulle magliette a caratteri cubitali. Ci ha visto lungo Maria Grazia Chiuri, prima donna alla guida di Dior: tra abiti preziosi e lunghe gonne scintillanti, nel giorno del suo esordio la stilista italiana ha portato in passerella una semplice T-shirt bianca con la scritta We should all be feminists («Dovremmo tutti essere femministi»). Il potente slogan è una citazione della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie, icona della lotta al sessismo: un messaggio al sapore di anni 70, megafoni e simboli dipinti sulla fronte.

LE STAR
La maglietta, disponibile in edizione limitata per la modica cifra di 550 euro, è approdata per direttissima alla Women's March di Washington, indossata da una Natalie Portman molto incinta che dal palco ha chiamato in causa nientemeno che il criticatissimo Donald Trump: «Presidente, lei ha appena dato inizio alla rivoluzione». Con l'attrice in piazza per i diritti e l'uguaglianza le colleghe Madonna (microfono in mano e maglietta con la scritta Feminist), Alicia Keys, Charlize Theron, Emma Watson. Le altre hanno fatto eco dai social: Rihanna, Ariana Grande, Chiara Ferragni hanno manifestato su Instagram, tutte rigorosamente in Dior. Nel 2017 gli slogan delle donne diventano firmati e tanto peggio se fino all'altro ieri essere femminista significava schierarsi contro l'omologazione, le taglie uniche e gli altri diktat della moda.

l messaggio è talmente d'impatto che poco meno di un mese dopo la Marcia delle donne lo stilista Prabal Gurung ha tempestato di slogan femministi la passerella della New York Fashion Week. Non saremo messe a tacere, Le nostre menti, i nostri corpi, il nostro potere, Siamo ancora qui sono solo alcuni dei messaggi saliti in passerella indosso a top del calibro di Bella Hadid. «Per me, il femminismo non è solo un argomento di tendenza - ha dichiarato Gurung, nato in Nepal e cresciuto da una madre single - alla Women's march le donne hanno dimostrato che con la resistenza pacifica possiamo cambiare le cose. E' questo il concetto che ho voluto immortalare». Sulla stessa lunghezza d'onda, gli stilisti Jonathan Simkhai e Christian Siriano hanno fatto la loro parte per rendere il femminismo la tendenza sovrana della New York Fashion Week, mentre Missoni a Milano ha fatto sfilare tutti con il Pussyhat rosa simbolo della protesta statunitense.

IN BENEFICENZA
I proventi delle vendite di molte T-shirt sono stati destinati a organizzazioni come Planned Parenthood, a favore dell'aborto e dell'educazione sessuale. Lo ha fatto anche Dior, anticipando le critiche secondo le quali una maglia da 550 euro non è esattamente l'emblema dell'uguaglianza sociale: la maison devolverà una parte degli incassi alla fondazione benefica di Rihanna. E anche il mondo del fast fashion si è dovuto adeguare alla nuova tendenza: su Etsy e Asos è tutto un tripudio di magliette che inneggiano al potere delle donne, riesumando addirittura il famoso Girl power che fu il motto anni 90 delle Spice Girls.

Sul web fioriscono i siti che fanno del merchandising femminista il proprio punto di forza: il marchio Otherwild ripropone la T-shirt The future is female, slogan del lontano 1975 stampato da una libreria newyorchese. E in molte si affidano al fai da te, come l'attrice Lola Kirke, star di Mozart in the jungle, che ha modificato a penna la sua maglietta «Le donne sostengono le donne» aggiungendo uomini, bambini, musulmani, lavoratori ed energia pulita. Perché il femminismo è (anche) un'opinione.

costanza.ignazzi@ilmessaggero.it
 
Venerd├Č 3 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 04-03-2017 20:10

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