Bari, ottantenne uccisa a Santeramo: la procura chiede 16 anni per la badante della donna

La Procura di Bari ha chiesto due condanne, una a 16 anni di reclusione per omicidio volontario e furto, l'altra a 4 anni per favoreggiamento e ricettazione, al termine del processo, che si sta celebrando davanti alla Corte d'Assise di Bari, sulla morte di Santa Ladisi, una donna di ottanta anni uccisa nel suo appartamento il 21 gennaio 2010. Secondo le indagini dei carabinieri, coordinate dal pm Marcello Quercia, ad uccidere la donna sarebbe stata la sua badante, la 55enne Anna Maria Natale, per la quale è stata chiesta la pena più alta. L'imputata, attualmente a piede libero, avrebbe sbattuto la testa della vittima sul tavolo della cucina stordendola, avrebbe poi tentato di strangolarla e, infine, le avrebbe avvolto il capo in una busta di cellophane sigillata all'altezza del collo con del nastro adesivo provocando il decesso per asfissia. Dopo aver ucciso l'anziana, la 55enne si sarebbe poi impossessata di quattro anelli e un bracciale in oro indossati dalla vittima. Nel processo è imputata anche un'altra badante, la 53enne Giovanna Rinella, che assisteva la figlia disabile della vittima, difesa dall'avvocato Daniela Castelluzzo. La donna risponde di favoreggiamento e ricettazione per aver aiutato l'amica a cancellare le tracce di sangue, custodito la refurtiva e mentito agli investigatori. Il Comune di Santeramo e i familiari della vittima, difesi dagli avvocati Serena Baldassarre e Vitangelo Laterza, sono costituiti parte civile. Il processo proseguirà il prossimo 19 settembre con le arringhe difensive.
Martedì 12 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 13:51

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4 di 4 commenti presenti
2017-09-13 11:41:10
16 anni per omicidio volontario? Mi sembrano pochi.
2017-09-13 10:27:49
"A piede libero" significa che nonostante c'è un morto, la tizia né è in carcere, né agli arresti domiciliari.
2017-09-13 09:31:34
La violenza sugli anziani proprio mi fa andare in bestia. Non la tollero e non gli concedo nessuna attenuante. E' un insulto alla caducità della vita, un abominio alla fragilità di una età che prima o poi tocca tutti. Andrebbe punita molto più severamente proprio perchè tocca aspetti umani e psicologici di vittime in stato di profondo bisogno e sofferenza.
2017-09-13 03:56:15
Che streghe! Troppo miti le condanne...
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