Permessi retribuiti alla dipendente perché il cane si deve operare. «Possibile solo nel pubblico impiego»

di Michela Allegri
Sul caso della dipendente universitaria che ha ottenuto due giorni di permesso retribuito per curare il proprio cane, parla il professor Marco Marazza, docente di Diritto del Lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza dell'università Luiss di Roma.
Professore, è comune concedere permessi simili?
«Nel pubblico impiego c'è questa previsione. Il contratto collettivo disciplina le tipologie di permesso retribuito e prevede anche quello per gravi motivi personali o familiari. L'amministrazione deve valutare se ci siano i requisiti per concederlo. Nel caso specifico è stata applicata la clausola perché si è ritenuto che sussistessero i presupposti».
Un caso di questo tipo potrebbe costituire un precedente?
«Parlando in generale probabilmente no, ma potrebbe costituire un precedente per l'amministrazione specifica, che è vincolata al principio di imparzialità nei confronti dei dipendenti. Nel settore privato, invece, il discorso è diverso, perché i contratti collettivi di lavoro hanno clausole più stringenti e nel caso dei permessi ci sono cause giustificatrici più specifiche. In certi casi sono previsti permessi per motivi personali, ma non sono retribuiti».
 
Giovedì 12 Ottobre 2017 - Ultimo aggiornamento: 11:58
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