Catalogna, indagati 700 sindaci pro-referendum: chi non va in procura rischia l'arresto

La procura dello stato spagnolo ha dichiarato indagati i circa 700 sindaci catalani, su 948, che si sono schierati per il referendum di autodeterminazione del primo ottobre. Quelli che non si presenteranno in procura quando saranno convocati rischieranno l'arresto.

In una direttiva inviata alle procure catalane il procuratore capo dello stato José Manuel Maza ha ordinato che gli oltre 700 sindaci aderenti all'Associazione dei Municipi per l'indipendenza che appoggiano il referendum siano chiamati ad essere dichiarati «come indagati, assistiti da avvocati». Per coloro che si rifiuteranno di presentarsi, Maza ha ordinato che siano arrestati e tradotti in procura «nel più breve tempo possibile» dalla polizia regionale catalana, i Mossos d'Esquadra, «che agirà come polizia giudiziaria». 

​Vista la grande quantità di nuovi indagati il procuratore generale ha consigliato di iniziare con i sindaci dei comuni più grandi che si sono schierati con il presidente della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont. Per l'organizzazione del referendum di indipendenza. Maza ha sottolineato che i possibili capi di imputazione contro i sindaci sono gli stessi previsti per Puigdemont e i suoi ministri che hanno firmato il decreto di convocazione del referendum, disobbedienza, abuso di potere e presunta malversazione di denaro pubblico, per i quali sono previste pene di carcere fino a otto anni.
Mercoledì 13 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:50

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1 di 1 commenti presenti
2017-09-13 15:00:35
Notare il silaenzio dell'Italia che avendo riconosciuto il Kossovo su ordini degli USA e contro i trattati firmati con la Serbia, non ha ricosciuto il separatismo della Crimea sancito da un referendum democratico.
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