Zimbabwe, militari nella tv di Stato: «Abbiamo Mugabe in custodia», ma negano il golpe

L'esercito dello Zimbabwe ha annunciato di avere in custodia il presidente Robert Mugabe e la moglie Grace (ma un parlamentare del partito di opposizione Mdc, Eddie Cross, ha detto alla Bbc che alla donna è stato concesso la scorsa notte dall'esercito di lasciare il paese e andare in Namibia). «La loro sicurezza è garantita», si afferma nella dichiarazione letta alla televisione da un portavoce delle forze armate, diffusa anche su internet. Le forze armate hanno annunciato fra l'altro che stanno proteggendo uffici governativi e strade della capitale, riferisce l'agenzia Ap. 

I militari avrebbero anche arrestato il ministro delle Finanze Ignatius Chombo nell'ambito della loro dichiarata caccia a «criminali» che hanno causato sofferenze al paese: lo riferisce il sito locale dell'Huffington Post citando una fonte del governo. Chombo è un personaggio di punta della fazione «G40» (Generation 40) del partito di governo Zanu-Pf, ricorda il sito. Il gruppo, guidato dalla consorte del presidente Robert Mugabe, Grace, secondo indiscrezioni accreditate da altri media stava lavorando per impedire che salisse al potere la «Lacoste Faction», ossia i sostenitori del vicepresidente defenestrato Emmerson Mnangagwa (detto «il coccodrillo»). Il G40 voleva Grace come presidente.


Ma l'esercito dello Zimbabwe nega che l'azione militare in corso a Harare sia da considerare un tentativo di «presa di potere» e garantisce che il presidente Robert Mugabe è in sicurezza. Nel corso di un intervento trasmesso in televisione dopo che era circolata la voce di un tentato colpo di stato nel paese, un portavoce dell'esercito ha affermato che «Robert Mugabe e la sua famiglia sono al sicuro e la loro sicurezza è garantita». Si sta «solamente prendendo di mira criminali che lo circondano» e che «stanno provocando sofferenze economiche e sociali». «Non appena avremo compiuto la nostra missione ci attendiamo che la situazione torni alla normalità». Nella tarda serata di ieri erano state udite esplosioni a Harare e nelle ore precedenti blindati erano stati visti procedere verso la capitale mentre il numero dei militari in strada era aumentato.

L'ex vicepresidente dello Zimbabwe defenestrato la settimana scorsa e riparato all'estero, Emmerson Mnangagwa, ha elogiato l'intervento dei militari rivelando l'esistenza di una trattativa tra le forze armate e il presidente Robert Mugabe che avrebbe cercato di fermarli. «Salutiamo e applaudiamo il coraggio della nostra Zdf che, in maniera decisiva ha respinto concessioni dell'ultimo da parte di un dirigente il cui unico obbiettivo era di creare una dinastia familiare», ha scritto Mnangagwa su Twitter. «Una fase di transizione guidata dall'esercito spianerà ora la strada a un'elezione libera, corretta e democratica», ha aggiunto l'esponente detto «il coccodrillo». Mnangagwa, che dopo 50 anni passati al fianco di Mugabe diventando potenziale successore all'ultranovantenne capo di Stato, era stato silurato la settimana scorsa con l'accusa di tramare contro il capo di Stato anche con l'ausilio di stregoni aprendo la strada per una presa del potere da parte della consorte del presidente, Grace, di 41 anni più giovane del marito. 
Mercoledì 15 Novembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 16-11-2017 14:06

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5 di 10 commenti presenti
2017-11-15 19:41:04
Presto! Si prepariamo altri capienti barconi, le ONG sguinzaglino le loro navi. Se prima scappavano senza le guerre, pensa adesso... Lasciamo le ricchezze dell'Africa in mano a questi soggetti e in Italia stringiamo ancora la cinta e apriamo le braccia. L'Europa ce lo "chiede"....
2017-11-15 17:14:08
Arrestato...
2017-11-15 14:48:23
In custodia in inglese vuol dire in stato di arresto.
2017-11-15 13:54:02
Ho frequentato saltuariamente la Rhodesia fin dal 90. Per qualche tempo ci ho anche vissuto. Era un paese bellissimo, ben organizzato, sicuro, economicamente fiorente. La fiera mondiale del tabacco si svolgeva nella capitale Salisbury, i fiori coltivati intensivamente in serra venivano inviati via aerea ad Amsterdam. Il dollaro locale era una moneta forte, l' inflazione bassa. Poi sono arrivati i comunisti razzisti neri. E l'Europa li ha vergognosamente appoggiati. Le imprese sono state nazionalizzate. La terra rubata ai legittimi proprietari con violenza ed uccisioni. I bianchi sono fuggiti con quello che potevano. Ora è una dittatura razzista e sanguinaria. Le coltivazioni sono diventate sterili savane. Le bellissime ville padronali rifugi per sbandati. Le imprese, un tempi fiorenti, tristi cimiteri di macchinari arrugginiti. La moneta non vale la carta sulla quale è stampata. Chi li ha usa i dollari americani. Neri ed i pochi bianchi che non sono riusciti a fuggire fanno la fame. Mancano le medicine in ospedali che un tempo erano a livello europeo. Giovanissime ragazze si prostituiscono nei paesi confinanti per meno di dieci dollari americani. Ci serva di lezione. Abbiamo sbagliato clamorosamente ad appoggiare le indipendenza delle colonie. Le guerre continue, le fughe di disperati verso l'Europa, le discriminazioni razziste verso i bianchi africani che quei paesi hanno creato e sviluppato, le loro morti, gli espropri delle loro proprietà, la fuga di capitali e know how all'estero, sono anche colpa nostra. Si spera che il boia, che noi abbiamo costruito, sparisca il prima possibile dalla faccia della terra. E bruci per l'eternità in quell' inferno del quale predicava. Un tempo.
2017-11-15 17:22:48
Debbo riconoscere perfettamente quello che Lei ha scritto: vale anche per le nostre ex colonie che erano fiorenti ed avviate a diventare Paesi avviati verso una civilt√† sociale giuridica ed economica e che da quando sono diventate 'indipendenti' e finite in mano a dittatori o a capi trib√Ļ spesso appoggiati da nostri governanti interessati sono precipitate nel peggior stato possibile. E non si dica che non abbiamo speso denaro sangue e cultura per loro. Libia, Somalia ed Eritrea sono l''esempio pratico della incompetenza delle loro classi dirigenti e direi anche della mentalit√† retriva delle loro popolazioni.
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