Affinità elettive/Le relazioni pericolose tra ex pd e grillismo

di Giuliano da Empoli
Sono tornati gli “spiragli”. Quei piccoli ma significativi margini di manovra che Pierluigi Bersani intravedeva quattro anni fa e in virtù dei quali si illuse di poter costituire un governo con l’appoggio del Movimento 5 Stelle dopo la non vittoria alle elezioni del 2013. La scorsa settimana, grillini e scissionisti del Pd si sono ritrovati sostanzialmente allineati in Senato sulla mozione di sfiducia a Lotti. A molti addirittura il testo del documento presentato dal Movimento Democratici e Progressisti (il neonato partito di Bersani & Co.), con i suoi «non è necessario attendere che la giustizia faccia il suo corso» e i suoi «grovigli di potere» è parso più grillino di quello dei grillini stessi.

Ed ecco allora i nuovi spiragli. C’è chi parla di un’intesa sulla legge elettorale e chi spinge lo sguardo anche più in là. Se il Movimento 5 Stelle dovesse uscire vincitore dalle prossime elezioni, alcuni immaginano che potrebbe formare un governo con l’appoggio dei fuoriusciti del Pd. In pratica, lo scenario del 2013 a parti invertite, con Grillo nella poltrona di comando e i bersaniani ridotti al rango di portatori d’acqua. Anche senza spingersi così avanti, tutto porta a credere che, nel corso dei prossimi mesi, gli elementi di convergenza tra i due movimenti potrebbero moltiplicarsi. Ad unirli c’è, innanzitutto, un nemico comune: Renzi e tutto ciò che l’ex Presidente del Consiglio incarna.

Ma al di là di questo aspetto contingente, esistono affinità assai più profonde tra i grillini e una sinistra che il proporzionale spinge inesorabilmente a risfoderare la propria identità più radicale.
In primo luogo, un certo giacobinismo, sempre pronto a denunciare le malefatte delle élite e a invocare processi sommari (per gli altri). Che costituisce forse la principale ragion d’essere del Movimento 5 Stelle, ma rappresenta anche un pezzo della storia della sinistra da Tangentopoli in poi, a fianco delle procure senza se e senza ma, al punto da allearsi con Di Pietro e da portare in politica più di un magistrato. Non a caso uno degli esponenti di punta del nuovo partito si chiama Felice Casson.

In secondo luogo, ad unire scissionisti Pd e grillini c’è una marcata sensibilità anticapitalista. Che nei primi viene da lontano: la storia venerabile di un comunismo che ha sì fallito, ma non rinuncia a consolarsi con l’idea che il capitalismo abbia fallito anch’esso e vada quindi superato. E per i pentastellati è invece legata alle più recenti congetture sulla decrescita felice e altre amenità di quel genere.

Terzo punto, forse il più importante. La sinistra della sinistra e i grillini hanno in comune un’irresistibile propensione al massimalismo. Che è l’atteggiamento in base al quale non ci si preoccupa del realismo delle proprie proposte, perché l’obiettivo non è tanto di andare al governo, quanto di agitare una bandiera. Motivo per il quale si può dire tutto e il contrario di tutto, e vince chi la spara più grossa, non chi trova la soluzione più giusta.
Su questo versante i grillini si distinguono da anni per fantasia e spregiudicatezza. Resta da capire se Bersani & Co. decideranno di inseguirli sulla stessa strada o se sceglieranno, nonostante tutto, di restare ancorati ad una cultura di governo più responsabile che possa condurli un giorno ad incrociare nuovamente il percorso dei loro ex compagni del Pd.
 
Lunedì 20 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 11:49

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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2017-03-20 20:09:22
La sinistra della sinistra è sempre stata, è, e sarà quanto di più patetico si possa immaginare. Se le molli sonori ceffoni sulla guancia te la riporge subito, purché sia la guancia sinistra! *** (; - BdV/Anchise
2017-03-20 20:06:21
Tutti ormai sembrano avere un'irresistibile propensione al massimalismo. Che bel paese l'Italia, unita o divisa che sarà! *** (, - BdV/Anchise
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