Minzolini salvato, Forza Italia ora vuole cancellare la Severino. Grillo: atto eversivo

Dopo il voto del Senato che con il sostegno de una parte del Pd ha salavato Augusto Minzolini dalla decadenza, Forza Italia ora va all'attacco della legge Severino. «E' il de profundis della legge Severino, che finora è stata applicata solo a Berlusconi», ha detto Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, in un'intervista a Radio Radicale.

«La legge Severino è colma di errori macroscopici: l'auspicio è che il voto di ieri su Minzolini possa aprire una fase di riflessione non solo sulla norma, ma anche sulla sua cattiva applicazione nel passato. Va detto chiaramente: su Silvio Berlusconi abbiamo assistito alla barbarie giuridica di un voto tecnico trasformato in giudizio sommario e politico», ha dichiarato il deputato di Forza Italia, Francesco Paolo Sisto. «Sostengo da sempre che la Severino vada profondamente revisionata e che, comunque, essendo una norma afflittiva, derivante da un procedimento penale, non possa mai essere retroattiva».

Continua invece la protesta dei 5 stelle. «Presidente Mattarella, il Parlamento italiano ieri ha toccato il fondo» pertanto «le chiediamo di ricevere una delegazione del Movimento 5 Stelle il prima possibile. Il popolo italiano aspetta le sue decisioni». Così il movimento sul blog di Beppe Grillo in cui si definisce la decisione del Senato sulla decadenza di Minzolini «raccapricciante» e «a tratti eversiva».

«Da ieri per volontà di senatori del Pd e di Forza Italia, è stato stabilito che Minzolini, un cittadino che non ha neppure diritto di andare alle elezioni e votare per i crimini commessi (come stabilito da un giudice con sentenza definitiva infliggendo l'interdizione perpetua dai pubblici uffici) ha tutto il diritto e il privilegio di sedere in una poltrona della nostra Camera Alta pagato 12.000 euro al mese più pensione. È raccapricciante signor Presidente. E sappiamo, guardando alla sua storia parlamentare, che lei non può approvare questa condotta immonda dei partiti. A tratti eversiva, in quanto di fatto esautora la legge Severino e calpesta gli articoli 66 e 56 della Costituzione. In qualità di garante della Costituzione della Repubblica le chiediamo quindi di prendere al più presto provvedimenti e ripristinare la legalità calpestata dai partiti» affermano i 5 Stelle. Il M5s ricorda nel post le parole usate da Mattarella nel luglio del 2007, durante la discussione parlamentare in occasione della decadenza di Previti «un caso omologo a quello di Minzolini, se non fosse per il fatto che Previti ebbe la dignità di presentare le sue dimissioni». Occasione in cui Mattarella chiese di «rispettare le regole poste dalla Costituzione e dalla legge».

«Presidente Mattarella, le sue parole allora furono sagge. La preghiamo di dare seguito ad esse intervenendo al più presto. Siamo molto preoccupati della deriva anti-giudici e anti-magistrati presa dal governo e dai partiti che, più o meno velatamente, lo sostengono, dopo lo scoppio dello scandalo Consip. Il potere politico sembra voler sopraffare e immobilizzare quello giudiziario» si legge sul blog che continua: «L'approvazione del ddl penale dell'altro giorno (duramente criticato dall'Anm e che pone limiti incomprensibili a chi deve combattere i corrotti) e le grida di giubilo per il salvataggio di Minzolini, letta dai parlamentari come una vittoria contro il potere giudiziario confermano le nostre preoccupazioni». «Gli italiani, in questo periodo in cui nulla è sicuro, una certezza la devono avere: la legge è uguale per tutti, anche per chi siede in una poltrona. Da ieri non è più così» concludono i 5 Stelle che lanciano l'appello al Presidente: «Bisogna ripristinare subito la legalità e gli equilibri istituzionali che, con l'abuso di ieri, sono stati fortemente intaccati».

«Il voto sulla decadenza di Augusto Minzolini non è stato un atto di protervia, ma l'adempimento di un preciso dovere istituzionale affidato al Senato dalla stessa legge Severino, che subordina la decadenza dei parlamentari alla valutazione della maggioranza dei componenti dell'assemblea di appartenenza. E se valutazione deve esserci, non può che essere libera, altrimenti si sarebbe dovuta prevedere l'automatica decadenza dei parlamentari condannati come se fosse una pena accessoria attribuita dal giudice penale, non da un'assemblea parlamentare. E così, in piena libertà di giudizio, non ho potuto che esprimere le mie riserve con un voto conseguente». Lo spiega in una nota il senatore del Pd Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti Umani. «Riserve, innanzitutto, sul fatto che alla determinazione della pena inflitta a Minzolini, soprattutto nella sua entità, abbia contribuito una degnissima persona e un ottimo magistrato come Giannicola Sinisi, che però ha il non piccolo limite di essere stato parlamentare e rappresentante di governo dello schieramento avverso a quello di Minzolini. (Schieramento e governo, sia detto per inciso, di cui ho fatto e faccio parte). Non è un motivo sufficiente, questo, per dubitare che da una (peraltro lieve) sentenza di condanna debbano trarsi conseguenze che incidono direttamente sulla rappresentanza parlamentare? E allora leviamola questa valutazione della Camera di appartenenza e lasciamo ai giudici la responsabilità di decidere, in base a un mese in più o in meno di pena, chi abbia titolo per stare in Parlamento. Aggiungo due considerazioni. Uno: votando come ho votato, ho ritenuto di difendere in primo luogo l'indipendenza della magistratura che, solo dal non essere sospettabile di alcun legame o interesse o affinità o empatia col sistema politico, può ricavare il massimo di autorevolezza. Due: in parlamento siede attualmente un certo numero di magistrati. Se tra un anno, quando non sarò più senatore, dovessi commettere un qualsiasi reato, non sarei tranquillo se scoprissi che a giudicarmi fosse un magistrato non più parlamentare, ma che oggi lo è nella fila di Forza Italia o della Lega». 


 
Venerd├Č 17 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:09

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