Cantone firma la petizione per una legge sui whistleblower

«I whistleblower non sono delatori, ma dipendenti che hanno il coraggio di non voltare la testa dall'altra parte. Quindi per questo vanno tutelati». Così Raffaele Cantone, presidente Anac, che oggi ha firmato la petizione #vocidigiustizia per promuovere l'adozione della legge a tutela di coloro che segnalano casi di corruzione sul posto di lavoro - i cosiddetti whistleblower - nel corso dell'iniziativa #fuorilavoce organizzata da Riparte il Futuro e Transparency International Italia a Roma.  Alcune storie di whistleblower, tratte da vicende realmente accadute a cittadini che si sono rivolti al servizio Allerta Anticorruzione di Transparency International Italia, sono state raccontate oggi da un «uomo chiuso simbolicamente in una gabbia» nella piazza del Pantheon. L'isolamento di questo 'whistleblower' ha voluto rappresentare l'isolamento di tutte queste persone, semplici cittadini che pur facendo fanno il loro dovere vengono allontanati ed emarginati.  Solo la legge attualmente ferma in Commissione Affari Costituzionali al Senato può cambiare questa situazione: per questo Riparte il Futuro, Transparency International Italia e con loro oltre 58.000 cittadini che hanno firmato la petizione #vocidigiustizia chiedono che venga approvata subito. Le firme raccolte sono state simbolicamente consegnate al presidente del Senato Pietro Grasso che a Palazzo Madama riceve i rappresentanti dell'associazione.

Per Federico Anghelé, responsabile relazioni istituzionali di Riparte il futuro «la tutela di chi segnala illegalità sul posto di lavoro è uno dei principali capisaldi di un efficace apparato di prevenzione della corruzione. A dimostrarlo sono quei Paesi che già hanno introdotto norme sul whistleblowing, sempre più numerosi in Europa e nel mondo».  «La lotta alla corruzione deve essere una priorità - sottolinea Davide Del Monte, direttore esecutivo di Transparency International Italia - chiediamo ai senatori di approvare al più presto la legge o rischiamo di non avere una seconda possibilità, con un conseguente danno per tutta la collettività».

Sono sempre di più i cittadini che oggi decidono di segnalare e che per questo rischiano ripercussioni: sono state 252 le segnalazioni ricevute da Anac nel 2016 e 263 nei soli primi cinque mesi del 2017. Molti enti pubblici non hanno ancora attivato una procedura interna per ricevere le segnalazioni dei dipendenti, nonostante sia obbligatoria da quando è stata approvata la legge anticorruzione nel 2012. Ad esempio, ancora il 13% dei Comuni italiani capoluogo di Provincia non ha una procedura, come evidenzia il rapporto 'Segnalare la corruzione nei Comunì pubblicato oggi da Civico97, Transparency International Italia e Riparte il Futuro.
Mercoled├Č 13 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 18:51

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1 di 1 commenti presenti
2017-09-13 18:43:13
magari la tutela di chi denuncia casi di corruzione andrebbe bilanciata da una seria penalizzazione del denunciante nei casi in cui la sua denuncia non si riveli fondata
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