Consiglio di Stato sulla fecondazione: «Illegittimo far pagare l'eterologa agli assistiti »

Far pagare agli assistiti le spese per la fecondazione eterologa è «illegittimo». A stabilirlo è stato il Consiglio di Stato, respingendo l'appello della Regione Lombardia e confermando la decisione del Tar. Una decisione accolta dalla Regione: la Lombardia rispetterà «la legge», ha replicato l'assessore al Welfare Giulio Gallera, precisando che «appena verranno approvati i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) porteremo in giunta una delibera, presumibilmente a settembre, che recepirà anche le indicazioni ormai consolidate dai giudici amministrativi».

Chiara la posizione del Consiglio di Stato: «La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata» e «realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute», si legge nella sentenza. A presentare il primo ricorso al Tar contro la disposizione della Regione Lombardia era stata l'associazione 'Sos infertilità'.

La Lombardia, infatti, aveva deciso, nel settembre 2014, unica Regione in Italia, di far pagare agli assistiti la terapia per chi vuole ricorrere all'eterologa. La delibera regionale indicava come tariffe di riferimento cifre tra i 1.500 e i 4mila euro. Il Tar lombardo aveva già accolto il ricorso dell'associazione e 'bocciatò come illegittimo il provvedimento della Regione, che però ha impugnato di fronte al Consiglio di Stato. Ieri la decisione che conferma l'impostazione già presa dal Tar e che chiarisce anche un punto legato ai Lea.

La Lombardia, nell'impugnare il provvedimento del Tar, faceva infatti leva sul fatto che l'eterologa non fosse ancora stata inserita nei Lea. Secondo Gallera, però, è «curioso che i giudici amministrativi censurino la disparità di trattamento tra le coppie che accedono alla fecondazione omologa e quelle che chiedono l'eterologa solo perché Regione Lombardia ha un sistema sanitario virtuoso e con un bilancio in attivo. Dunque seguendo il ragionamento dei giudici - rileva - questa disparità di trattamento sarebbe ritenuta corretta per tutte quelle Regioni, la maggior parte, che hanno i conti in dissesto».

Una sentenza che «sul piano politico conferma come Maroni voglia perseguire una politica proibizionista ed è una sentenza giusta perché sancisce che non si possono fare discriminazioni nell'applicazione dei diritti connessi alla salute
», afferma Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni. Sulla stessa linea Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato, secondo la quale «si pone fine all'odiosa discriminazione fra chi può permettersi economicamente ciò che deve essere dato per diritto e chi no». Di parere opposto Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano: «È una significativa regressione - commenta - dal punto di vista dei diritti umani e dell'etica medica».
Giovedì 21 Luglio 2016 - Ultimo aggiornamento: 22-07-2016 12:54

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2 di 2 commenti presenti
2016-07-21 17:18:39
Non c'e' problema...pagamo noi.....
2016-07-21 14:21:39
CSM altro carrozzone da chiudere
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