Roma, i Millennials chiedono sincerità: comunicare speranza e fiducia alle nuove generazioni

di Paola Assante
Sono egocentrici, sono duttili, sono animali sociali speciali: nella tavola rotonda tenuta oggi nell'ambito del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media dell’Università di Roma Tor Vergata e si è parlato dei Millennials, la generazione di ragazzi che pone alle organizzazioni un ripensamento delle modalità di comunicare i propri valori. Il segreto? Armarsi di sincerità.

Il futuro è della “Me me me Generation”: così il Time in una celebre copertina datata 2013 definisce i Millennials, ovvero la generazione dei giovani nati tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni del Duemila, protagonisti della interessante tavola rotonda Comunicare la speranza e la fiducia alle generazioni. Dai baby boomers alla Generazione Z attraverso i Millennials, un evento organizzato dal Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media dell’Università di Roma Tor Vergata nell’ambito della Pastorale Universitaria sulla Comunicazione che vede Il Messaggero media partner ufficiale.

Riprendendo le parole di Papa Francesco in occasione della cinquantunesima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, docenti e professionisti del marketing e della comunicazione davanti a un pubblico di giovani studenti si sono interrogati su quali siano gli approcci per stabilire un contatto con le generazioni all’insegna della speranza e della fiducia.

Simonetta Pattuglia, direttore del Master in Economia e Gestione della Comunicazione e dei Media all’Università di Tor Vergata, nel ripercorrere le riflessioni sui pubblici generazionali nel corso dei secoli, ha evidenziato la necessità odierna di rimodulare il tema delle generazioni. Nel salto dai mass media tradizionali ai new media dei nostri giorni, dai sofa media alle communities on the web, la comunicazione ha conquistato una dignità tale che i suoi mezzi, da strumenti passivi e manipolatori, hanno assunto forme più aderenti all’individuo. È un mondo in cui ognuno di noi, grazie al digitale, mette in piedi la sua media company, quasi avessimo delle protesi emozionali, delle forme che ci integrano a delle piattaforme più schiettamente tecnologiche. In questo scenario i Millennials, con le loro caratteristiche, diventano protagonisti indiscussi, membri di communities che sempre più influenzano le direzioni delle campagne di marketing e di comunicazione.

“Non si interagisce e si reagisce individualmente, ma attraverso le community” afferma Pattuglia, e i Millennials crescono e si formano a partire da questo paradigma, assumendo caratteristiche diverse rispetto ai loro predecessori, guidati innanzitutto da una buona dose di narcisismo ed egocentrismo. Le generazioni ’80-2000, le social butterflies dei nostri tempi, sono animali sociali speciali, che spesso denunciano questa forma egocentrica sentendosi cool. Sono confident, fiduciosi, duttili, capaci di adattarsi alle situazioni. Sono molto affezionati alla loro famiglia di origine, sono guidati da alcuni valori di tipo conservativo e più motivati verso i doveri civici.

Di fronte a questa generazione così poliedrica la sfida dei marketer non si esaurisce nella presentazione accattivante del brand. Per conquistare la fiducia di questi ragazzi c’è bisogno di una forte dose di sincerità, intesa come affidabilità, fiducia, mantenimento delle promesse che il brand esprime. Solo quando questi elementi sono molto forti, si arriva al punto che il pubblico si affidi al brand e sviluppi un sentimento di appartenenza a esso.

Sergio Cherubini, consigliere scientifico del master, ha evidenziato come una sfida del genere è vincente nella misura in cui si affida al consumatore un ruolo decisivo nella formazione del messaggio comunicativo. Partecipando come co-creatore della comunicazione, il ricevente deve avere le condizioni mentali e strumentali per far suo quello che l’emittente vuole trasmettere. Un processo di apprendimento che è minato da diversi ostacoli, illustrati in maniera illuminante da Alberto Contri, Presidente Pubblicità Progresso. Contri ha posto l’accento sull’information overload, sulla quantità ingovernabile di informazioni che oggi abbiamo a disposizione a fronte di un tempo che invece è sempre più scarso.

“Si vive di frammenti, si pensa che un cervello possa essere multitasking ma in realtà non è così”, afferma Contri. I Millennials vivono nell’economia della costante attenzione parziale, un ossimoro che porta le aziende a ritornare all’insight del pubblico di riferimento, alla necessità di raccontare storie interessanti e in linea con gli interessi dei suoi interlocutori, affinché possano guadagnarsi la loro attenzione. Si va oltre la customer satisfaction, puntando ad ottenere una human satisfaction.

Altro ostacolo importante è caratterizzato dalle fake news, sulla quale Massimo Leoni, Capo Redazione Politica Sky Tg24 – Sky Italia, si è soffermato. Per far fronte alla falsità, alla superficialità con cui oggi si valutano gli accadimenti del mondo, è necessario legare in un rapporto indissolubile l’informazione con la formazione. “L’evoluzione di internet nelle fake news è l’inciampo più pericoloso. La speranza sta nella consapevolezza del ricevente, nella sua educazione. Oggi pochi perdono tempo a verificare i fatti, molti tendono ad adattarsi nella confort zone per cui tutto quello che naviga in rete è automaticamente convalidato.

È invece determinante che le nuove generazioni concedano più tempo alla fruizione delle notizie, affinchè diventino cittadini consapevoli e informati”. Concetti ribaditi anche negli interventi di Padre Antonio Interguglielmi, cappellano Rai – Saxa Rubra e Giulia Pigliucci, Responsabile Stampa e Comunicazione – Focsiv, entrambi sostenitori di uno stile comunicativo aperto e creativo, che ispiri un approccio propositivo e responsabile nelle persone a cui si comunica la notizia.






 
Martedì 9 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 10-05-2017 17:08

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