Elezioni in vista per il controllo del tesoretto di San Pietro, Camerlengo di 96 anni al suo quarto mandato

di Franca Giansoldati
Città del Vaticano Altro che rottamazione. A 96 anni suonati rischia di essere confermato per la quinta volta in un ruolo chiave all'interno del Capitolo di San Pietro. Per la quinta volta Camerlengo, una figura sensibile per l'amministrazione della basilica. In buona sostanza l'amministratore più anziano della Chiesa. Roba da record. Fatto sta che per monsignor Giuseppe Bordin, classe 1922, la pensione resta un miraggio nonostante Papa Francesco abbia fatto valere in questi anni regole piuttosto ferree in merito agli incarichi in curia: vescovi e cardinali, capi di dicasteri, vanno in pensione a 75 anni ed è stato fissato il limite di permanenza al vertice delle strutture per non più di un quinquennio. Naturalmente tutto stabilito e sulla carta, se non fosse che il caso Bordin resta un unicum, da quasi vent'anni la sua amministrazione sul Capitolo di San Pietro si protrae nel silenzio delle pieghe della bizantina amministrazione d'Oltretevere. Fatto sta che per questo prelato la pensione potrebbe vanificarsi del tutto se alla fine di gennaio dovesse essere designato per un altro mandato alle elezioni del Capitolo che, per statuto, è chiamato a sovrintende ai libri contabili della basilica (e a tutto ciò che la riguarda, compreso bilanci e incombenze amministrative, in collaborazione con l'Apsa).

Un vecchietto vivacissimo Bordin, tornato in perfetta forma anche dopo un brutto ricovero avvenuto alcuni mesi fa per una operazione di poco conto. Si è ripreso in modo straordinario. Si racconta che avrebbe già dovuto lasciare l'incarico tre anni fa, ma venne riconfermato senza elezione, con il placet della Segreteria di Stato. Ora il mandato scaduto agli inizi di dicembre ha fatto riaprire i giochi per il ruolo di Camerlengo del Capitolo. Il ruolo è impegnativo. Per statuto sovrintende alla cassa e alla amministrazione dell'immenso patrimonio immobiliare accumulato dalla basilica di San Pietro nel corso dei secoli, grazie ai lasciti di generosi benefattori e famiglie patrizie. Il principale sponsor di Bordin resta il cardinale Angelo Comastri, l'arciprete di San Pietro, che sta già brigando per trovare una soluzione accettabile e mantenere lo status quo senza sconvolgere troppo le dinamiche finora dominanti.

Alcuni anni fa il Capitolo di San Pietro è stato al centro di una indagine preliminare da parte del cardinale George Pell. L'ex zar dell'economia, agli inizi del pontificato di Francesco, aveva ereditato un dossier alto così dal pontificato precedente, quando in Vaticano si cominciava già a parlare di spending review e di come fare fruttare al meglio il patrimonio della basilica. Così saltò fuori che al Capitolo di San Pietro le cose non funzionavano tanto bene. Furono fatte segnalazioni all'allora Segretario di Stato, Bertone ma poi la cosa finì nel dimenticatoio. Appartamenti sfitti, altri affittati non a prezzi di mercato, spese per ristrutturazioni onerose, inquilini morosi. Leggendo quelle carte era chiaro che sarebbe bastato introdurre criteri più rigorosi senza lasciare correre. Il cardinale Pell prima far ritorno in Australia a rispondere dell'accuse di pedofilia – in un processo che si dovrebbe aprire in primavera – aveva lasciato diversi appunti da approfondire previa consultazione dei documenti contabili in mano all'Apsa. Documenti ai quali Pell non ha mai avuto accesso a causa di un braccio di ferro tra lui e il cardinale Calcagno che finì per paralizzare la collaborazione. Da allora anche il tema del Capitolo di San Pietro ha smesso di essere al centro del radar. Intanto l'elezione in vista del nuovo Camerlengo potrebbe fare tornare d'attualità l'argomento. Chissà se monsignor Bordin – che in curia, per scherzo, gli hanno affibbiato il buffo soprannome di Matusalemme - verrà riconfermato, sarebbe davvero un record.

 
Venerd├Č 5 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 06-01-2018 14:47

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