Rieti, Largo San Giorgio:
tre anni difficili
ma pronti a ripartire

Largo San Giorgio
di Alessandra Lancia
RIETI - Parafrasando Shakespeare, per Largo San Giorgio sembra (quasi) finito «l'inverno del nostro scontento». A tre anni dal clamoroso sequestro di biblioteca e chiesa sconsacrata, che mise la parola fine alla stagione della grandeur culturale del salotto buono della città, voluto dalla Fondazione Varrone di Innocenzo de Sanctis, si può sperare nella riapertura della struttura e nella ripartenza di iniziative e manifestazioni. «
Ottenuta dal Comune la sanatoria relativa alla biblioteca abbiamo depositato al Tribunale una richiesta di dissequestro - dice il presidente della Fondazione Antonio Valentini. - La speranza è di avere un parere positivo e di averlo in tempi brevi. Dopo di che, fatti alcuni piccoli lavori, riapriremo la biblioteca al pubblico». Parallelamente si sta però già lavorando a un cartellone di manifestazioni estive che tra luglio e agosto toccheranno le principali piazze del centro: «Il programma è al vaglio del consiglio di amministrazione è non è focalizzato esclusivamente su Largo San Giorgio - prosegue Valentini. - Vogliamo dare il nostro contributo per una rivitalizzazione dell'intero centro storico con una serie di eventi che riportino la gente in piazza. Poi certo, la riapertura della biblioteca, quando sarà, ci consentirà una nuova programmazione di eventi anche nel nostro polo culturale». In questi tre anni però tanto la Fondazione quanto la città sembrano aver voltato pagina.

IL PERCORSO
I mesi ruggenti di Largo San Giorgio sono ormai alle spalle. In archivio non è andata soltanto la lunga stagione «innocenziana», ma anche quel rapporto privilegiato che la Fondazione sembrava avere con la giunta Petrangeli. Parafulmine di tutte le tensioni di quei primi mesi del 2014 fu Andrea Cecilia, l'ingegnere che aveva pilotato il recupero del polo culturale di Largo San Giorgio (peraltro interamente perfezionatosi durante l'amministrazione Emili) e che poi era divenuto assessore all'Urbanistica. Per uno di quei corto circuiti tra giustizia e politica, Cecilia si trovò a presentare in Comune il suo piano «Diventiamo città» la mattina del 14 febbraio 2014, nelle stesse ore in cui gli uomini della sezione di Polizia giudiziaria della Forestale presso la Procura sgomberavano la biblioteca dagli studenti curvi sui libri e mettevano i sigilli (nella foto). Di quella mattina si ricorda la plastica presa di distanza del Pd dall'assessore più vicino al sindaco e rumors che davano lo stesso Cecilia dimissionario per evitare problemi alla giunta. Le dimissioni in effetti arrivarono, due giorni dopo non senza una difesa appassionata del lavoro fatto da tecnico a Largo San Giorgio: «Non è stato aumentato il carico urbanistico, ma sono stati realizzati servizi», scrisse Cecilia, tutto l'opposto di quello che si era fatto per decenni a Rieti. Il sequestro di Largo San Giorgio fu dunque l'innesco di una crisi attraverso la quale il Pd cittadino provò il reset sulla giunta. Tentativo fallito: una settimana dopo Petrangeli riconfermò la sua fiducia a Cecilia che restò l suo posto fino al successivo inciampo. Quello di vicolo Severi, nel novembre dello stesso anno, che gli costò davvero il posto in giunta. Ma questa è un'altra storia.
Venerd├Č 19 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:03

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