Anzio, il museo va in barca: insolito viaggio nella storia della città

Un'immagine del palazzo imperiale visto dal mare
di Giovanni Del Giaccio
«Ecco, qui siamo praticamente al di sopra del braccio orientale del porto di Nerone». Siamo nel mare di Anzio e Laura Chioffi, docente di epigrafia italiana e storia romana, è una delle volontarie che quest'anno, d'intesa con il Comune,  ha dato vita al "Museo in barca". Si tratta di una delle offerte del Museo archeologico che ha messo in piedi un programma di eventi che va dall'archeotur con il trenino alla passeggiata tra le ville nobiliari, dai concerti alla presentazione di libri e arriva, appunto, fino all'iniziativa in mare.

Si parte alle 9 dal porticciolo, l'intesa con i circoli velici  consente di avere scafi a disposizione per un viaggio insolito nella storia della città e una visuale che altrimenti non si avrebbe dei resti archeologici. La prima sosta è all'imboccatura del porto: «Da qui - dice la Chioffi, fra l'altro esperta velista - si ha una visuale sulle due riviere e sul piccolo promontorio, questa zona venne scelta non a caso e per la vicinanza a Roma e per il clima».

Si viaggia un po' con l'immaginazione, si parte da 4 secoli avanti Cristo - dalla città Latina e Volsca poi conquistata da Roma, dalla presenza etrusca dimostrata dall'adorazione della Dea Fortuna -  e si arriva fino alla rinascita dopo l'avvento di  Papa di Innocenzo XII. E' inevitabile, perché l'attuale porto - voluto proprio dal cardinale Antonio Pignatelli che ad Anzio trovò rifugio nel viaggio che lo portava al conclave che lo elesse Papa -  è stato realizzato attiguo al precedente ma con una disposizione diversa, esposta ai venti e all'insabbiamento, mentre quello  di Nerone era un modello di ingegneria idraulica.

Alle spalle del molo Innocenziano, allora, dall'acqua si vedono i resti del braccio orientale, guardando a sinistra ci sono i resti di quello occidentale ancora visibili.  Un'opera maestosa. 

Proseguendo il viaggio si arriva di fronte al palazzo imperiale, dove Nerone - ma prima di lui Caligola - ha visto la luce. «Possiamo notare da qui la stratificazione - spiega la Chioffi -  sul lato sinistro l'area termale che arrivava fino al mare e su quello destro immaginare che più interventi hanno apportato delle modifiche. Proviamo a pensare  alla maestosità di questo complesso che si alzava per almeno tre piani ed era un punto di riferimento anche per i naviganti». Oggi è rimasta solo la parte visibile dal mare e quella sede del parco archeologico, a terra. 

Si va ancora oltre, si supera la punta del cosiddetto Arco Muto - dal fatto che era rimasto in piedi un solo rudere dell'antico complesso, poi caduto - e c'è «la dimostrazione di come venivano realizzate le ville che si trovavano lungo quello che oggi è il litorale, una grotta sottostante e poi la costruzione, caratteristica che ritroveremo negli esempi Liberty dei primi del '900». Quelli che, adesso, caratterizzano buona parte in particolare della riviera di Levante. 

Si torna in porto e la responsabile del museo, Giusi Canzoneri, scatta la foto di rito. Il "Museo in barca" si svolge il giovedì, mentre per questa e tutte le altre iniziative organizzate (che è possibile scaricare qui) ci si può rivolgere ai numeri   328.4117535 o 349.4556241
Venerdì 18 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:24

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1 di 1 commenti presenti
2017-08-18 15:40:01
Quanta storia...come dire ? Anzio è un luogo proprio anziano.
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