Bianconigli e scorpioni, Roma
è una città da favola

di Pietro Piovani
Il coniglio bianco adesso gira sul prato
all'entrata del San Camillo, purtroppo
se provi ad avvicinarti, scappa via
Sara Cicchinelli


Davanti all’ospedale San Camillo è stato avvistato per diversi giorni un coniglio bianco. «È il discendente di una colonia di conigli che risiedeva anni fa nel centro per disabili della Croce rossa» ha sostenuto qualcuno. Ma è molto più verosimile che l’animaletto sia invece fuggito da un noto ristorante di Monteverde che nel suo giardino ospita una comunità di leprotti in libertà. L’immagine di un bianconiglio in fuga tra i padiglioni, inseguito da pazienti e infermieri come Alice nel paese delle meraviglie, potrebbe aiutarci ad accogliere con uno spirito diverso la notizia che negli stessi giorni ha fatto scalpore al San Camillo, ovvero la comparsa nei locali del nosocomio di un’altra specie animale carica di simbologia: lo scorpione.

Forse dovremmo imparare a osservare la città con nuovi occhi, sostituendo le solite categorie della contemporaneità metropolitana (“degrado” contro “decoro”) con quelle della narrativa fantastica. In fondo Roma può apparirci un universo fiabesco, popolato da creature immaginifiche, topi di città e topi di campagna, punteruoli rossi, vere e proprie chimere come le zanzare tigre, gabbiani, corvi e piccioni in guerra fra loro come in una “Batracomiomachia” omerica, e poi ci sono le figure umane altrettanto favolistiche, gli accampamenti dei gitani alle porte dell’urbe, i nibelunghi che dormono nel sottosuolo delle gallerie, e la colonna delle carrozze fumanti sul Lungofiume.

Ecco, forse vivremmo meglio se riuscissimo a guardare Roma così, con lo stupore di un bambino che la scopre oggi, e che non ha potuto vedere come era prima.

pietro.piovani@ilmessaggero.it
Gioved├Č 28 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13:36

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