Il figlio solo in foto, la (non) festa del papà

di Marco Pasqua
Io, padre separato, per 5 mesi ho dormito in macchina
@Infoseparati

Andrea i suoi due figli non è riuscito a rivederli, neanche nel giorno della festa del papà. La mamma glielo impedisce, forte di una decisione di un giudice che, per adesso, dà a lei la possibilità di scegliere quando e come il padre possa abbracciare i suoi piccoli. Storie di ordinarie separazioni e straordinaria crudeltà, perché i sentimenti dei figli non possono essere equiparati ad una casa da dividere, a una macchina o a un quadro da vendere. E, invece, quasi sempre finiscono in quel tritacarne emotivo che distrugge ogni traccia di bene passato e che lascia, dietro ad una coppia finita, una lunga scia di recriminazioni e accuse reciproche. Di chi è la ragione? Ai giudici l’arduo compito di trovare risposte e soluzioni che sono inesorabilmente destinate a ferire una delle due parti in causa ma che non dovrebbero mai calpestare il bisogno di un bambino di condividere momenti importanti della sua crescita con entrambi i genitori. E quanti sono i papà come Andrea che spendono interi stipendi per vedere riconosciuto un loro diritto, vedendosi spesso ridotti sul lastrico e costretti a rinunciare a tutto? Un dato, l’ultimo disponibile (2012), racconta che ogni 1000 matrimoni celebrati in Italia, 311 finiscono con una separazione e 174 con un divorzio. Dietro a questi amori che si trasformano in odio e rancore, c’è un esercito di persone come Andrea che il 19 marzo l’hanno trascorso sfogliando le foto dei loro piccoli, senza avere la possibilità di abbracciarli. Aspettando che la giustizia riconosca il loro diritto all’amore paterno.

marco.pasqua@ilmessaggero.it
Luned├Č 20 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:05

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