Se aggiustare un giocattolo non è un gioco

Aggiusta invece di buttare. 
Giocattoli, vestiti, mobili
possono avere una nuova vita

@serenaesilviaGC

Babbo Natale porta i giocattoli, Guido li aggiusta. Bambole che non parlano più, trenini fermi, robot decapitati, aerei smontati. Finirebbero nei cassonetti dell’indifferenziata, ultimi tra i rifiuti. Una macchinina rotta è un insulto anche per chi non ha giochi. A Guido questa storia di buttare via quello che non funziona più fa tristezza. Ogni giocattolo ha una magia, perché sprecarla così? I bambini consumano in fretta i desideri finiti nella lista di Natale, i grandi non conoscono la pazienza del rimettere a posto i fili. Così ha deciso di pensarci lui a riparare i sogni. Si mette al tavolo con il cacciavite e le bambole ricominciano a parlare, i robot a muoversi, i treni a camminare. È la sua passione, per 37 anni Guido Pacelli, «come il Papa ma non siamo parenti», ha lavorato in Alitalia, come caporeparto al controllo qualità. Da quando è andato in pensione è diventato Guido l’aggiustagiocattoli. A volte basta poco, saldare un filo, sostituire un contatto, «recupero l’80 per cento dei giochi elettronici». E quando riprendono vita, vanno ai bambini che di liste non ne fanno, nessuno li potrebbe accontentare. Martedì 12 dicembre Guido, 66 anni, sarà al lavoro nell’officina di “Salvamamme” (via Bernardino Ramazzini 15) per l’open day di Natale con la Croce Rossa. Lo aspettano centinaia di giocattoli scartati e donati ai volontari. Ma per farli diventare nuovi regali c’è bisogno di Guido. Per lui è Natale ogni giorno. A rottamare siamo tutti buoni, la vera sfida è rimettere insieme i pezzi.

maria.lombardi@ilmessaggero.it
Venerd├Č 8 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 00:29

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