Roma, apre la prima panetteria gestita da detenuti: si chiama "Fine Pane Mai"

di Raffaele Nappi
Ogni giorno all’interno del carcere di Rebibbia 8 detenuti si alzano all’alba per mettersi al lavoro. Nel piccolo laboratorio, ricavato proprio lungo le mura di cinta dell’istituto di detenzione, producono panini, pane, pizza, primi e biscotti caldi, da rivendere al pubblico. Si chiama 'Fine Pane Mai', ed è la prima panetteria di Roma nata all’interno di una casa circondariale. Un’esperienza unica in Italia, «e forse anche in Europa», commenta Suor Primetta Antolini, tra le responsabili del progetto. 
 

LA STORIA - Il laboratorio è stato inaugurato il 20 aprile scorso, grazie all’impegno di varie associazioni del territorio che hanno collaborato con le istituzioni e con panifici privati (tra cui anche quelli di Lariano). Tutto è nato nel 2014, quando grazie ai fondi della Regione Lazio sono stati attivati corsi di formazione per i detenuti. Sono stati oltre 20, quelli di Rebibbia, che alla fine hanno ottenuto la qualifica. A scommettere sul progetto è stato invece Valentino, proprietario di un panificio di Lariano, che ha rilevato la bottega alla fine del corso di formazione, dando vita al punto vendita. Una parte del carcere, così, proprio lungo le mura di recinzione, è stata trasformata in laboratorio su due piani, per una grandezza complessiva di oltre 225 metri quadrati, compresi di giardino e punto vendita. La bottega si trova lungo via Bartolomeo Longo, a pochi passi dalla porta carraia dell’istituto di detenzione.

I PROTAGONISTI - I detenuti coinvolti a tempo pieno sono 8, di cui 2 stranieri e 6 italiani. L’età varia dai 30 ai 45 anni; tutti con pene abbastanza lunghe legate a reati per rapina, droga o spaccio. A fare da tutor e supervisore, invece, Claudio Piunti, ex brigatista, che ha finito di scontare la pena nel 2005 e oggi è il responsabile del forno. La giornata di lavoro? La bottega è aperta dalle 6 del mattino alle 20, tutti i giorni. I detenuti cominciano a lavorare a turni di 3 già dalla notte, preparando il pane e imbustando le porzioni. Un altro gruppo di detenuti, invece, è specializzato nel reparto gastronomia, e lavora con attrezzature ad hoc nel reparto superiore del laboratorio.

FUTURO - La reazione del pubblico nelle prime settimane è stata positiva. «C’è stata un’ottima risposta sia da parte del territorio limitrofo che per l’interesse di tutti i dipendenti che lavorano nel plesso di Rebibbia, sia maschile che femminile. Parlo di medici, esperti, psicologi, agenti di polizia penitenziaria, che grazie al passaparola sono venuti in bottega», racconta Suor Primetta. Futuro? Prima di tutto mettere a sistema quest’esperienza. E poi, magari, allargarla anche al lato femminile. Coinvolgendo un paio di ragazze, (in semi-libertà) che possano aiutare con la distribuzione. Ribadendo un concetto semplice: «Tutti hanno il diritto di riprendersi la propria vita».
Luned├Č 1 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 17:51

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti
  • 1,6 mila
QUICKMAP