Il Tornatora, storia della pasticceria che da decenni coccola i romani

di Michele Ruschioni
L'elenco di motivi che spinge ogni giorno migliaia di romani a varcare la soglia de "Il Tornatora" è infinito e lungo. Elencarli tutti sarebbe esercizio complicato e rischierebbe di annoiare. Tocca quindi abbracciare la sintesi e trovare il comune denominatore che accomuna tutti coloro che, almeno una volta, hanno trascorso qualche minuto in questi storiche pasticcerie-gastronomie romane. Se c'è un tratto che accomuna le esperienze di tutti è senz'altro riconducibile a quella sensazione di benessere e relax che abbraccia ognuno quando si concede un break da Il Tornatora.

Possiamo tranquillamente affermare che tra queste mura ci si sente coccolati. Il palato gode, le papille gustative fanno festa e l'anima con loro. Chi non si lascerebbe andare almeno per qualche istante di fronte alle piacevoli tentazioni che Il Tornatora propone ai suoi clienti? Solo qualche povero diavolo a dieta. D'altronde ogni bignè, torta o lievito da affiancare al caffè è un vero anti stress. E pazienza se il conteggio della calorie sale.

Il merito di tutto questo è di Giuseppe Tornatora, classe '52, divenuto a suo modo un romano doc, cresciuto tra un oceano di panna e crema pasticciera e che ha contribuito a scrivere qualche pagina del grande libro chiamato Roma. Oggi il suo lavoro e la sua dedizione la si trova nelle pasticcerie-gastronomie di Prati Fiscali e del Torrino dove, insieme ai figli, continua con convinzione quel percorso iniziato quando aveva appena sedici anni.
 
Giovedì 21 Dicembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 23-12-2017 17:48

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