Roma, all'Olimpico la seconda edizione del Torneo dell'amicizia: in campo rifugiati e richiedenti asilo

di Cristina Montagnaro
Un campionato di calcio internazionale alla Stadio Olimpico di Roma. Gambia, Sudan, Costa d’Avorio, Nigeria, Burkina Faso, Guinea sono solo alcune delle squadre che sono scene in campo e si sono fronteggiate, all’insegna dell’integrazione e dell’amicizia. Squadre particolari perché formate dai ragazzi dei 19 centri di Accoglienza di Roma e del Lazio, per  la seconda edizione del “Torneo dell’Amicizia”, il Torneo di calcio, organizzato dal Coni Lazio e dalla Regione Lazio che ha visto la partecipazione di tanti giovani. Parole d’ordine: sport e solidarietà.
  
Quattro squadre da otto giocatori formate da  rifugiati e migranti si sono sfidati a colpi di pallone in partite da 90 minuti. I ragazzi erano entusiasti di giocare per la loro prima volta sul prato dell’Olimpico e magari per una giornata dimenticare  i loro problemi, parlando invece il linguaggio universale del calcio, tutti insieme. Spesso hanno lascito il loro paese, in fuga da violenze di ogni genere, guerre, malattie e fame.
 
Ibrahim, del Centro Santa Rita racconta la sua esperienza: «Sono in Italia dal 2014 e sto facendo un periodo di formazione, da domani inizierò a lavorare come cameriere. Mi trovo bene, non sono tutti uguali i centri, io mi trovo bene, ho incontrato persone brave e disponibili».
Dine del Togo ha 20 anni e indossa la maglietta dell’Inter è felice dell’opportunità che ha avuto di giocare allo stadio Olimpico : «Vorrei ringraziare gli italiani, perchè mi hanno dato la possibilità di vivere una nuova vita».
 
Tra gli spalti dello stadio per assistere alla partita anche altri ospiti del centro di accoglienza e studenti.
Non solo calcio, ma anche musica, con i balli  tipici dei paesi dell’ Africa Sub Sahariana,  cori, tamburi e percussioni e e un gruppo vocale composti anche questi da rifugiati e richiedenti asilo insieme al coro della scuola “I.C. Belforte del Chienti” di San Basilio, quartiere romano con profonde contaminazioni interculturali.
 
Riccardo Viola, presidente del CONI Lazio afferma : «Iniziamo nel modo migliore, con un’iniziativa di grande valore sociale, un percorso con la Regione che nei prossimi mesi ci vedrà insieme, compagni di sport per la promozione della pratica sportiva. Oggi è una festa e una maniera per far sentire accolti questi ragazzi, grazie allo sport e al calcio in particolare, forse il solo linguaggio universale. Poi c’è la cornice. Spettacolare».
 
 I ragazzi che hanno partecipato sono dei centri:  Cas Tre Cancelli – Nettuno, Cas Isola Verde Coop – Morlupo, Cas Auxilium -  Rocca Di Papa, Cas Mondo Migliore – Castelnuovo Di Porto, Cas Roma Point – Flaminia Roma , Cas Anzio Portofino, Cas Tivoli, Cas Riserva, Cas Guidonia, Sprar Giannetta, Cas Codirossoni, Sprar Fosso, Sprar Savi, Cas Barzilai, Cas Casilina, Sprar Mostacciano, CAS Viterbo, CAS Fiano, CAS Salorno.
 
Ibrahim, del Centro Santa Rita racconta la sua esperienza: «Sono in Italia dal 2014 e sto facendo un periodo di formazione, da domani inizierò a lavorare come cameriere. Mi trovo bene, non sono tutti uguali i centri, io mi trovo bene, ho incontrato persone brave e disponibili».
Dine del Togo ha 20 anni e indossa la maglietta dell’Inter è felice dell’opportunità che ha avuto di giocare allo stadio Olimpico : «Vorrei ringraziare gli italiani, perchè mi hanno dato la possibilità di vivere una nuova vita».
Uno degli obiettivi del  progetto del Coni Lazio “Sport senza frontiere”, in cui rientra  il Torneo dell’amicizia è quello di realizzare eventi, finalizzati a favorire lo sport di cittadinanza e l’inclusione sociale. E’ realizzato in collaborazione con la COOP sociale “Tre Fontane”, la FIGC e le prefetture di Roma, Frosinone e Viterbo.
Venerd├Č 9 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 11-06-2017 10:41

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2 di 2 commenti presenti
2017-06-22 21:22:40
Ma dove sta scritto che dobbiamo integrarci con costoro? Non accetto che qualcuno decida al posto mio che i miei usi, costumi e cultura debbano mescolarsi con gli usi, i custumi e i valori culturali di questa gente. Non mi interessano e non - voglio - integrarmi - con - loro. Per me rimangono dei furbacchioni che vengono da noi a mangiare, bere e campare a sbafo. Se non addirittura delinquenti e feccia varia in trasferta agevolata.
2017-06-09 16:21:14
Visto che, statistiche alla mano, il 97 per cento di questi non hanno diritto a stare in Italia ed essere mantenuti con le tasse degli italiani, per fare la bella vita, a quando il torneo della legalità ????
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