Quello zoo a cielo aperto tra cinghiali e serpenti

di Paolo Graldi
Per una volta, eccezionalmente, scrivo per fatto personale. E rappresento che cosa significhi ritrovarsi, di giorno, all'improvviso, in mezzo alla strada, una massa enorme, nera, come un macigno rotolante che passa da un lato all'altro per infilarsi in via della Inviolatella Borghese (Cassia), nella macchia che si allarga tra arbusti fittissimi e alberi secolari. Per un soffio non investo quel corpo quasi minaccioso, per poco pur di evitare l'impatto non sbando per finire fuori strada, sbattendo chissà contro che cosa. Si era appena compiuto il mio incontro con uno dei tanti cinghiali che spadroneggiano su quel territorio. Uno schizzo di adrenalina mi gela il sangue: l'ho scampata bella.

Davvero per un soffio, protetto da chissà quale mano santa. Solo più tardi, mi sovviene, stavolta con un brivido caldo, che in quei paraggi giorni fa un uomo di 50 anni, che viaggiava sulla sua moto, ha incrociato un animale simile, è caduto e ci ha rimesso la pelle. Dopo quel luttuoso evento si è parlato di strategie di contenimento, è stato aperto un tavolo di esperti in Campidoglio, le denunce sugli scorrazzamenti dei cinghiali si sono moltiplicate a dismisura insieme a una impressionante documentazione fotografica.

Branchi di animali fin sotto le case, vicino al centro, all'assalto dei cassonetti straripanti di immondizia. Un banchetto infinito. Niente lascia pensare che dalle buone intenzioni e alla presa d'atto si decida di passare all'azione. Come se fosse normale. Eh, già. A girare tranquilli per Roma abbiamo visto serpenti e pantere nere e l'altro ieri, a Saxa Rubra, vicino alla Rai, anche un toro che correva lungo la Flaminia. Lo zoo della Capitale è a cielo aperto. A tutti.

paolo@graldi.it
Venerdì 14 Aprile 2017 - Ultimo aggiornamento: 08:31

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