Giove come non l'abbiamo mai visto: nubi, cicloni e temporali a 900 milioni di chilometri video

di Enzo Vitale
Lo scatto incredibile arriva da oltre 900 milioni di chilometri. Il "pulsante" è stato pigiato dalla telecamera a bordo della sonda della Nasa Juno che da circa un anno orbita nei pressi del sistema di Giove, il pianeta più grande del Sistema Solare.
Le immagini che arrivano a terra sono davvero spettacolari e offrono uno spaccato del gigante gassoso fino ad ora sconosciuto: nubi, temporali, formazioni gassose e altri fenomeni del gigante mai osservati prima. Questa incredibile foto di Giove è stata scattata solo a pochi chilometri dalla sua superficie, circa 9 mila.

(La foto ravvicinata di Giove scattata da Juno)


A BORDO DUE GIOIELLI MADE IN ITALY
A bordo della sonda ci sono anche due gioielli made in Italy,  un concentrato della migliore tecnologia italiana. Il cuore del dispositivo spaziale si chiama Jiram (Jovian InfraRed Auroral Mapper), uno spettrometro ad immagine infrarosso che ha lo scopo di analizzare osservare da vicino Giove per capirne formazione, evoluzione e struttura. È stato proprio Jiram a catturare le spettacolari aurore polari del pianeta, e sarà sempre lui ad analizzarne gli strati superiori dell’atmosfera. L’altro italico gioiello si chiama KaT (Ka-Band Translator), e ha lo scopo di determinare la struttura interna del pianeta attraverso la misura del suo campo di gravità.
 
 



Le apparecchiature sono state sviluppate grazie all’Asi (Agenzia spaziale italiana) e realizzate, rispettivamente, da Leonardo-Finmeccanica nello stabilimento di Campi Bisenzio in Toscana (con il supporto e la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (Iaps) dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf)), e da Thales Alenia Space Italia, joint venture tra Leonardo e l'azienda francese Thales, con il supporto del team scientifico della Università di Roma La Sapienza.


Questa immagine, invece,  mostra il polo sud di Giove, come si vede dalla sonda juno della Nasa da un'altitudine di 32 mila miglia (circa 52 mila chilometri). I cicloni si possono osservare guardando le figure con le caratteristiche forme a ovale. Queste strutture hanno un diametro di oltre mille chilometri di diametro. Ma le sorprese non sono finite qui e tra poco meno più di un messe avverrà il passaggio sul pianeta considerato più interessante.  Martedì 11 luglio, infatti, la sonda Juno sorvolerà uno degli oggetti più interessanti del Sistema Solare: la Grande Macchia Rossa. Intanto godetevi il video realizzato con le immagini scattate dalla fotocamera della sonda Nasa.

(Il video ottenuto con le immagini riprese da Juno crediti Seàn Duran)

L'ESPLORAZIONE DEL SISTEMA GIOVIANO: L'INTERVISTA
Giove e i suoi satelliti sono al centro dell'interesse della comunità scientifica mondiale. Uno tra gli obiettivi più interessanti è la luna più grande del Sistema Solare, Ganimede. L'interesse degli scienziati è sempre concentratao sulla presenza di acqua. E' quanto si propone la missione Juice dell'Esa che dovrebbe partire dal nostro pianeta nel 2022. Obiettivo finale proprio il sistema Gioviano.
Giuseppe Piccioni, astrofisico dell'Inaf-Iaps, è uno tra gli scienziati italiani direttamente coinvolto nel progetto.


Dopo l'annuncio della Nasa, ovvero della scoperta fatta su Ganimede dal telescopio spaziale Hubble, possiamo dire che la presenza di acqua allo stato liquido è una certezza? O è una probabilità?
«Si tratta sempre di una misura indiretta. L'idea del geofisico tedesco, quella sugli effetti delle aurore sul campo magnetico, è stata geniale ed è la riconferma di una previsione fatta già in passato, addirittura negli anni '70. Però fino a che non eseguiamo misure dirette non abbiamo la sicurezza al 100 per cento. Di sicuro è una prova, un segnale molto forte».

Insomma per capire se lassù c'è veramente acqua dobbiamo andarci direttamente?
«In un certro senso sì, ma questo non è un problema».

Cioè?
«E cioè che andremo lassù. Intanto diciamo che per un altro satellite di Giove, Europa, la certezza della presenza dell'acqua c'è. La scoperta è stata fatta direttamente dalla sonda Galileo della Nasa che è riuscita a effettuare misure molto dettagliate durante la sua missione».

Spieghi meglio il fatto che andremo lassù...
«Certo. L'Esa ha programmato la missione Juice, dall'acronimo JUpiter ICy moons Explorer, per il 2022. Si tratta di un'operazione spaziale interamente dedicata a Ganimede con diversi fly-by (sorvoli ravvicinati, ndr) di Europa, Callisto e, naturalmente, del pianeta madre: Giove».

Un'impresa totalmente europea?
«All'inizio era stata concepita insieme alla Nasa, poi all'ente americano, per questo specifico progetto, sono mancati i fondi, e così l'Esa, l'ente spaziale europeo, ha continuato da solo. In ogni caso anche la Nasa ha un piano per esplorare le lune di Giove, si chiama Europa Clipper che consiste in quarantacinque passaggi ravvicinati ad altitudini diverse, la più vicina a circa 25 km, sopra la superficie di Europa, appunto.

Qual è la sua responsabilità all'interno della missione Juice?
«Sono il responsabile dello spettrometro Majis (Moons and Jupiter Imaging Spectrometer), uno strumento che studierà la composizione mineralogica delle lune e la struttura e la morfologia dell'atmosfera di Giove. Comunque quasi metà degli strumenti sono a “guida tricolore”, ben quattro su undici».

Quali sono le altre strumentazioni italiane e chi le coordina
«Allora, abbiamo la Janus, camera ad alta definizione affidata a Pasquale Palumbo e ai ricercatori dell’Università Parthenope di Napoli e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica; il radar Rime con Lorenzo Bruzzone che guiderà i ricercatori dell’Università di Trento i quali opereranno in stretta collaborazione con La Sapienza di Roma e l’Inaf e poi l’esperimento di Radio Scienza 3GM condotto da Luciano Iess sempre della Sapienza».

Un viaggio di quanti anni? E l'arrivo nel sistema gioviano quando è previsto?
«La durata del viaggio dipende molto dal lanciatore che verrà usato, ad ogni modo allo stato attuale un viaggio ddlla durata di oltre 7 anni e mezzo con l'arrivo previsto per il 2030. Però va detto che l'attuale razzo Arianne, che dovrà trasportare Juice, sembra verrà messo in quiescenza e sostituito da un altro più veloce ed efficiente. Basti pensare, ad esempio, che l'altra missione, quella della Nasa, potrebbe durare sola la metà degli anni perchè gli Usa stanno progettando lanciatori molto più sofisticati».

Ma perchè è così importante studiare le Lune di Giove?
«Le ultime scoperte ci hanno fatto capire molto e soprattutto hanno stravolto il nostro concetto di pianeta abitabile. Oceani come quelli ipotizzati e verificati sulle Lune del sistema gioviano potrebbero ospitare condizioni di abitabilità. La sfida è già iniziata e credo che in pochi anni ne vedremo delle belle. Di sicuro noi fisici non diventeremo dei disoccupati».

enzo.vitale@ilmessaggero.it
su Twitter @enzotvitale







 
Luned├Č 29 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 01-06-2017 16:03

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