Paolo Nespoli torna sulla Terra, ecco che cosa vedrà dalla navicella Soyuz arroventata fino a 2.000 gradi Video

di Paolo Ricci Bitti
Paolo Nespoli torna oggi sulla Terra sulla piccola navicella Soyuz: una palla di fuoco che sfreccerà inizialmente a 28.800 km orari raggiungendo una temperatura di 2.000 gradi attraversando gli strati intermedi dell'atmosfera.

Che cosa vedrà oggi l'astronauta dell'Agenzia spaziale europea durante le circa 3 ore di viaggio? Un'idea ce l'ha può dare uno dei video più impressionanti, a tratti persino terrificante, diffuso dalla Nasa che aveva piazzato telecamere speciali sulla navetta Orion al rientro sulla Terra nel dicembre del 2014, dopo la missione di Luca Parmitano e prima di quella di Samantha Cristoforetti, per intendersi.

Rispetto alla Soyuz, che inizia a cadere da 400 km di altezza, l'Orion è venutà giù da 5.800 km arrivando ai 32mila km orari e a una temperatura di 3.000 gradi. Inoltre non atterra nelle steppe del Kazakhstan ma fre le più morbide onde del Pacifico.

Ma per il resto siamo lì, compresa la terribile fase in cui il plasma, gas ionizzato, avvolge con un bagliore fiammeggiante la capsula: le pareti o gli oblò di pochi centimetri di spessore separano i tre astronauti da temperature di 2mila gradi.

Il video della Nasa sull'Orion è subito entrare nell'hit parade dei filmati sullo spazio. Avrebbe fatto comodo, il fiammeggiante video, anche al regista Alfonso Cuaròn per il film Gravity, oltremodo realistico proprio perché intarsiato con riprese (qui la recensione di Samantha Cristoforetti)  originali dell'ente spaziale statunitense.

A bordo, nel prototipo della navetta Orion che dovrà portare i primi uomini su Marte, non c'era alcun carico nel 2014 a parte un osso di dinasauro T-Rex, le poesie di Maya Angelou e un file audio con la suite “I pianeti” di Gustav Holst (un assortimento che solo gli americani...), ma la funzione degli occhi degli astronauti è stata svolta da speciali telecamere costruite in modo da sostenere il terribile impatto con gli termosfera, mesosfera, stratosfera e troposfera.



LA CADUTA
Le spettacolari immagini del rientro, mai così complete e articolate, anche durante le fasi più dure della “caduta” della navetta, sono persino angoscianti, nella prima parte: non sono effetti speciali, non sono ricostruzioni al computer, è la realtà che ci scorre davanti con quelle scie purpuree causate dall'immenso calore della navicella che si fa largo nell'atmosfera venendo risucchiata dall'attrazione terrestre dall'altezza di 5.800 km. Dal rosso carminio all'arancione sullo sfondo cupo del nero assoluto (il colore dello spazio, racconta Parmitano): sfila davanti agli occhi tutta la gamma cromatica dell'Impressionismo che poi si stempera via via in un giallo persino tenue, delicato. Si esce dalla paura (e quelli della Nasa hanno azzeccato anche la colonna sonora) solo quando si rivede il blu, poi l'azzurro e il celeste dalla atmosfera. Ma ancora non si respira mentre scorrono i centesimi di secondo del timer in sovrimpressione. La tensione si allenta quando il cielo si fa celeste come lo vediamo noi terrestri. E poi la velocità cala, si vedono le nuovole, e poi si aprono i tre grandi paracadute biancorossi: le onde del Pacifico sono là sotto, morbide.

Orion è il primo veicolo americano capace di trasportare uomini nello spazio da quando è andato in pensione lo Shuttle. Durante il test durato circa 4 ore e mezza, Orion ha completato due orbite intorno alla Terra all'altezza di 5.800 km (la stazione internazionale spaziale orbita a 400 km). Il rientro è avvenuto alla velocità di 32.000 chilometri l'ora ed è stato programmato per simulare il rientro di un viaggio con astronauti a bordo dalla Luna o da Marte.



AMMARAGGIO
Prima dell'ammaraggio si sono ecco i paracadute, poi il tuffo in acqua. Tutto impressionantemente documentato, secondo per secondo. L'ingresso in atmosfera è stato il momento più critico del test di volo cominciato con il lancio da Cape Canaveral. Alcune immagini erano già state trasmesse live dalla Nasa durante il test, ma ora il video documenta il periodo più critico, il black out delle comunicazioni che sopraggiunge quando la navetta viene completamente avvolta dal plasma surriscaldato fino a 4mila gradi (più del doppio di quello che sopportava la Shuttle).

PLASMA
Mettetevi nei panni, nelle tute, degli astronauti, dentro quelle angusta navicelle (oggi Soyuz, domani Orion), a pochi centimetri da quello scudo che consente all'equipaggio di non incenerirsi, di non volatilizzarsi all'istante come una goccia d'acqua su una padella incandescente.



PARMITANO
“Al rientro, la prima volta, non sai che cosa ti attende e ti convinci – raccontò nel novembre 2013 l'astronauta dell'agenzia spaziale europea, Luca Parmitano, nonostannte la sua Soyuz avesse viaggiato più lentamente dell'Orion di qualche migliaio di km orari e con un tragitto di caduta assai più breve – che tutta la tecnologia della navetta ti porterà a terra sano e salvo, ma le emozioni, le sensazioni, le visioni di quella caduta resteranno per sempre le più forti e le più difficili da descrivere dell'intera missione. Come si fa a raccontare il colore del plasma che fiammeggia avvolgendo la Soyuz mentre tu conti i secondi e controlli gli strumenti? Terrificante ed esaltante allo stesso tempo”.
 


Il test del 5 dicembre 2014 è servito anche a valutare i sistemi di lancio e di rientro, tra cui controllo dell'assetto, paracadute e scudo termico. E sono proprio le immagini dei paracadute, rassicuranti, a chiudere il video da Oscar della Nasa che con il Test della navetta Orion ha celebrato il ritorno dopo 40 anni a missioni oltre l'orbita bassa.
 
Qui sotto invece una ricostruzione grafica del rientro di una navicella Soyuz: fra i narratori lo stesso Paolo Nespoli.

Domenica 21 Dicembre 2014 - Ultimo aggiornamento: 14-12-2017 01:42

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