Scienza, addio all'etologo Amotz Zahavi: ipotizzò la selezione delle specie basato sull'handicap

È scomparso a Tel Aviv all'età di 89 anni lo scienziato israeliano Amotz Zahavi, zoologo e biologo evoluzionista noto per i suoi studi di etologia e per le sue tesi rivoluzionarie. Professore emerito di zoologia all'Università di Tel Aviv, è autore con la moglie, la biologa Avishag Kadman, di un vasto numero di pubblicazioni scientifiche. Con lei Zahavi ha firmato il saggio divulgativo «Il principio dell'handicap. La logica della comunicazione animale» (tradotto in italiano da Einaudi, 1997). Si tratta di un'ipotesi formulata per la prima volta nel 1975 per cercare di chiarire in quale modo il processo evolutivo intervenga nella selezione di comportamenti o di tratti fisici di una data specie e per quale ragione molte specie presentino tratti o comportamenti che sembrerebbero contrari alla teoria darwiniana di evoluzione del più adatto.

Perché la selezione naturale, che secondo il darwinismo più ortodosso dovrebbe favorire solo gli organismi più funzionali, permette che alcune specie sviluppino organi, orpelli e comportamenti apparentemente inutili? La risposta di Zahavi è contenuta nella sua rivoluzionaria teoria della «selezione per handicap» che ha fatto scalpore negli ambienti scientifici. Grazie a una ventennale esperienza di osservazioni sul campo, Zahavi ha riscontrato in molte specie la presenza di handicap che in realtà sono manifestazioni di segno opposto: l'animale mostra ai nemici e a quelli della sua stessa specie che riesce a sopravvivere anche se il suo comportamento o la sua conformazione fisica non sono perfettamente funzionali all'ambiente.

Secondo la teoria di Zahavi, l'handicap (ovvero un comportamento o una caratteristica fisica che tendono ad abbassare la fitness dell'individuo e di conseguenza le sue probabilità di sopravvivenza) sarebbe un «segnale onesto» sia per il partner sessuale (che in questo modo può scegliere un compagno in ottima salute, in grado di sostenere il "costo" dell'handicap), sia per gli eventuali predatori, che tenderebbero a scegliere animali meno performanti, più deboli, contribuendo così alla selezione.




 
Martedì 16 Maggio 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:35

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