Restaurato il gigantesco telescopio Schiaparelli: un secolo fa studiò i canali di Marte

di Laura Larcan
Con lui si inaugurò la "caccia" agli alieni. O meglio, ai marziani. Un concentrato di tecnologia all'avanguardia che alla fine dell'Ottocento riuscì a mappare per la prima volta Marte. E' il famosissimo telescopio Schiaparelli, al secolo il gigantesco telescopio Merz-Repsold da sette tonnellate progettato da Giovanni Schiaparelli, che alla fine dell'800 venne usato dall'astronomo nella cupola dell'Osservatorio di Brera per esplorare il pianeta rosso. 

Ebbene, questo portento dell'astronomia torna oggi a risplendere così com'era più di un secolo fa, quando faceva sognare misteriose civiltà aliene, grazie alla conclusione di un lungo restauro durato sette anni. Uno spettacolo che potrà essere apprezzato dal grande pubblico dal 29 settembre, quando farà bella mostra di sé nel nuovo allestimento del Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano. Operazione non da poco, trasportare il gigante delle stelle da Brescia a Milano, attraverso uno smontaggio pezzo per pezzo, come un colossale puzzle. 

«Questo telescopio ci ha lasciato una grande eredità - spiega Gianpiero Tagliaferri, direttore dell'Osservatorio astronomico di Brera dell'Istituto Nazionale di Astrofisica - Con questo strumento, Schiaparelli ha sviluppato un nuovo metodo scientifico per studiare i pianeti, con mappe geografiche così accurate che ancora oggi hanno rilevanza e sono confrontabili con quelle moderne. Ha così aperto la strada alla planetologia moderna, che oggi sfrutta strumenti sempre più potenti per studiare i pianeti extrasolari e cercare tracce di vita: è il caso del telescopio ottico più grande al mondo, E-elt dell'Eso, che sta prendendo forma in Cile anche grazie ad un importante contributo italiano». 

Uno strumento che allora era tra i più avanzati al mondo e che aprì le porte alla planetologia moderna, alimentando perfino il mito dei marziani con la scoperta di canali sul pianeta posso che soltanto in seguito si rivelarono frutto di un'illusione ottica. Le mappe di Marte disegnate da Schiaparelli mostrano la presenza di «canali», che danno vita ad un acceso dibattito tra gli scienziati sull'esistenza di acqua, di vegetazione e addirittura di vita intelligente sul pianeta. Mentre Schiaparelli resta cauto nell'ipotizzare quale possa essere la natura dei canali, altri astronomi si sbilanciano in interpretazioni ardite. Il dibattito va ben oltre l'ambito scientifico, per invadere quello sociologico e di costume. Ad esso è indissolubilmente legata la nascita del mito dei marziani e di un nuovo filone letterario che, a partire da quel momento, ha grande fortuna: la fantascienza. Solo molti anni dopo ci si rende conto che i dettagli della superficie del pianeta sono frutto di illusione ottica. Schiaparelli è infatti vittima di un fenomeno percettivo oggi ben noto, per il quale il cervello umano tende a dare una struttura geometrica definita anche ai particolari che sono colti dall'occhio in modo vago e indistinto.
 
 


Comprato per 250.000 lire (l'equivalente di circa un milione di euro attuali) nonostante le difficoltà economiche del Paese all'indomani dell'Unità, Il telescopio Merz-Repsold viene trasferito nel 1936 all'Osservatorio di Merate e definitivamente smantellato all'inizio degli anni '60. Il "gigante" ha una lente di 49 centimetri, un tubo ottico di oltre 7 metri, un sostegno alto 5 metri e pesa 7 tonnellate.

Nel 2010, in occasione del centenario della morte di Schiaparelli, l'Osservatorio Astronomico di Brera avvia un progetto per il restauro del grande telescopio Merz-Repsold, reso possibile da un finanziamento approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, poi integrato con contributi di altre realtà pubbliche e private. Dal 29 settembre va in mostra, in occasione della Notte europea dei ricercatori.
Martedì 12 Settembre 2017 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 10:56

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