Il turismo in Umbria passa per le
piste ciclabili, già avviate al degrado

di Ruggero Campi
L’Umbria è il cuore verde d’Italia, trascurando le ceneri sparse all’insaputa dei cittadini, quelle che ultimamente sono sotto la lente dell’Autorità giudiziaria. L’Umbria è un territorio mistico che attrae milioni di pellegrini, sulle spalle dei quali è stato posto il futuro dell’aeroporto di Sant’Egidio, se si trascura che esso stesso, prima ancora degli aerei, non riesce a decollare. In Umbria tutti ci vogliono venire e vivere, molti – perché no – a svernare, ma a patto che si possegga una automobile; difatti dimentichiamoci il treno. E così via, non trascurando i poli industriali che, nati e cresciuti (per la verità qualcuno è ancora allo svezzamento), sono morti e le loro ceneri non le trovate sparse verso Piegaro o Città della Pieve, ma in tutte le case e nel portafoglio delle famiglie umbre e di qualche Istituto di credito. All’Umbria, poi, sfugge un principio noto a tutti i ciclisti e giustamente sottolineato da un “giovane” ricercatore qualche anno or sono, secondo il quale è il movimento che crea l’equilibrio e, sinceramente, da noi è difficile scorgere il movimento nel contesto economico. Dunque? Stagnazione. Magari, i sintomi sono invece di autentica recessione economica e purtroppo anche culturale. La speranza che qualcuno e qualcosa muti c’è sempre e quindi guai a perdere il desiderio di fare impresa, di creare valore da distribuire (non da accaparrare). A patto, però, che non si rincorrano leggi e leggine regionali, piani di sviluppo rurale fondando solo su di esse la voglia d’impresa. E di impresa diffusa ciclicamente si parla sempre in prossimità della bella stagione, quando si fa il cambio dell’armadio e timidamente si indossano capi primaverili. Turismo: arte, verde e gastronomia ne sono i principali fattori. A meno che non pensiate di andare in giro in bicicletta nella tanto bella quanto famigerata pista ciclabile Spoleto-Assisi e viceversa. Con San Francesco, ci mancherebbe, inconsapevole strumento di marketing. Sull’idea niente da dire: interpreta perfettamente quelle frasi fatte e continuamente ripetute dai politici di “messa a sistema delle risorse”. Dunque, persone, arte, luoghi, cieli azzurri… ma la ciclabile è incompiuta e, peggio, quella esistente (in pratica il tratto vero e proprio, quello di Bevagna) è in uno stato di abbandono. Andate per credere. Domenica l’ho percorsa sino a Spoleto partendo da Cannara, con Assisi adagiata sullo sfondo e la curva massiccia del Subasio. Incantato da Spello, Torre del Colle e poi via via alla mia sinistra da Trevi, Campello, Pissignano, San Giacomo, Spoleto… panorami, per dirla banalmente, unici al mondo. Veloce come il vento grazie alla complicità di quel soffio di tramontana che mi sosteneva la pedalata. La vegetazione ai lati è stata frettolosamente tagliata, rispetto alla mia ultima visita quando le frustate dei rametti sporgenti facevano parte delle fatiche ciclistiche, ma l’asfalto è avviato al degrado. Gli attraversamenti della nostra ciclabile sono tanti, anzi troppo, e questo la rende meno “appetibile” ai ciclisti duri e puri che – occhio al Garmin – non vogliono far scendere la media, ma soprattutto per coloro che la percorrono con i bambini al seguito. Negli altri paesi europei, che del turismo in bici hanno fatto una ricchezza, i percorsi vengono valorizzati dalla "offerta" di percorsi adatti ai più piccoli, il più sicure possibile, e con punti di appoggio a distanze ragionevoli. Da noi, visto che l’educazione stradale è quella che è, per gli automobilisti che, sicuri del fatto loro e del fatto di sentirsi in campagna, non hanno nessun occhio di riguardo, una segnaletica severa e dei dossi a regola d’arte non sarebbero stati male. Insomma abbiamo un tesoro, perché non valorizzarlo e crederci, invece di lasciarlo vivacchiare senza manutenzione e meno che mai investimenti? Che bello sognare… una corsia dedicata ai pedoni e ai runner, di larghezza sufficiente per non darsi fastidio a vicenda, dei punti di noleggio biciclette e manutenzione, delle tappe ristoro o – almeno – delle fontanelle, il tutto nei paesaggi straordinari della nostra regione. I turisti appassionati di mobilità dolce forse potrebbero sentirsi scoraggiati dall’affrontare la salita fino al centro di Assisi o di Trevi, e anche i ciclisti più performanti farebbero volentieri una sosta culinaria o culturale: perché non prevedere per loro delle le stazioni per biciclette protette e sorvegliate, per parcheggiare il proprio mezzo al sicuro da furti, atti di vandalismo o dalla pioggia? Colonnine per le E-BIKE… non voglio sognare troppo, quando da noi saranno diffuse non andranno più di moda. Mettete a sistema anche questo.
Sabato 18 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 19:03

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