Perugia, scandalo Umbria mobilità: sotto indagine la presidente della Regione e altri 44 amministratori

PERUGIA - Una cattiva gestione delle risorse pubbliche, una società partecipata che vampirizza i soldi di Regione e Provincia, salvataggi periodici delle casse dell’azienda di trasporto pubblico ma non del suo servizio o della sua qualità. Più scelte imprenditoriali definite superficiali. Così il buco nero di Umbria mobilità diventa un’inchiesta della procura della Corte dei conti, che ha appena inviato ben quarantacinque inviti a dedurre a politici e dirigenti della partecipata per un danno erariale di quasi 45 milioni.

In pratica, un milione ciascuno. Tutt’altro che un forfait, ma frutto di un lavoro che il procuratore regionale Antonio Giuseppone porta avanti da quando si è insediato sulla poltrona più alta di via Martiri dei lager. Per un’inchiesta che nasce come costola di quella penale sull’utilizzo dei fondi pubblici portata avanti dal pm Manuela Comodi, ma che alza il tiro e chiede indietro i soldi direttamente ad amministratori e funzionari. Si dice che l’inchiesta contabile nasca da quella penale perché nelle quaranta pagine di invito a dedurre il procuratore Giuseppone ha fatto sue le relazioni dei consulenti del pm Comodi (Saitta, Musco e De Bernardis), più i rilievi della guardia di finanza che da tempo attenzionano i conti di Umbria Tpl e mobilità spa. Relazioni che mettono in evidenza, scrive Giuseppone, «numerosi episodi di mala gestio che avrebbero determinato sprechi di risorse pubbliche con conseguente danno nei confronti dei soci pubblici della società in questione».

Nel mirino della Corte dei conti i finanziamenti erogati negli anni dai soci pubblici Regione e Provincia a Umbria mobilità per 17 milioni di euro, l’aumento di capitale sociale (altri cinque milioni da palazzo Donini) e il prestito da 3.600.000 erogato dalla Provincia. Tutti soldi che, secondo le accuse, sono stati stanziati «per sopperire alle gravi carenze gestionali, senza alcuna utile prospettiva futura e solo per fornire liquidità aggiuntiva alla società per permetterne la soppravvivenza». In altre parole, soldi che non sono serviti per migliorare il servizio di trasporto pubblico, ma solo per tappare le falle. E senza dare alcuna reale speranza di crescita alla società.
Sotto accusa, poi, «operazioni potenzialmente depauperative del patrimonio» di Umbria mobilità (come l’acquisizione della Sira srl) e anche i rapporti (definiti «anomali») con Roma Tpl scarl per cui sarebbero stati «sacrificati gli interessi» della partecipata. Con un prestito mai restituito e probabilmente, nella ricostruzione accusatoria, richiesto indietro con poca solerzia.

A questi conti, infine, il procuratore Giuseppone aggiunge circa 14 milioni e mezzo di euro «a titolo di contributo per la manutenzione dell’infrastruttura ferroviaria che è rimasta nella competenza della società all’indomani della cessione del servizio di tpl a Busitalia Sita Nord spa avvenuta a fine 2013». «Tale erogazione - scrive il magistrato - sarebbe dovuta avvenire a seguito del controllo in merito al rispetto degli obblighi previsti in capo al concessionario che, in realtà, non parrebbero essere mai stati effettuati (...), risolvendosi non in un corrispettivo di un servizio effettivamente svolto, ma in un surrettizio finanziamento a fondo perduto».

In totale, comprese Irep e Iva, si arriva alla somma di 44.710.906,99 euro che per la procura contabile «deve considerarsi danno erariale». E di cui si chiede conto alle due giunte di Catiuscia Marini (tranne l’attuale assessore alla sanità Luca Barberini), a buona parte del consiglio provinciale del 2009, a tre consigli di amministrazione della partecipata, più dirigenti e istruttori pubblici: tutti quelli coinvolti, insomma, nelle deliberazioni di Regione e Provincia che hanno dato l’ok ai finanziamenti.

Adesso i 45 finiti nei guai avranno modo di spiegare le proprie ragioni, anche se la risposta - soprattutto della parte politica - appare scontata soltanto ricordando, nei dibattiti anche accesi, cosa portò a queste iniezioni di soldi pubblici. Da una parte la necessità di preservare il servizio di trasporto pubblico, dall’altra quella di salvare i posti di lavoro che a più riprese sono sembrati a rischio. Se basterà, lo dirà la giustizia.

I NOMI
Sprechi per Umbria Tpl e Mobilità spa, a finire nel mirino del procuratore regionale della Corte dei conti Antonio Giuseppone sono le due giunte regionali targate Marini (tranne l’assessore Luca Barberini), l’ultimo consiglio provinciale pre-riforma Delrio (ma con diverse eccezioni), alcuni dirigenti pubblici e tre consigli di amministrazione della società partecipata. In tutto, sono 45 le persone coinvolte nell’inchiesta.

A dover fornire le proprie deduzioni e quindi a difendersi dall’accusa di danno erariale per quasi 45 milioni di euro sono i membri del cda scaduto nel novembre 2012: il presidente Giovanni Moriconi e i consiglieri Pietro Sunzini, Riccardo Petroni, Sergio Sbarzella e Gilberto Stella. Il cda 2012/2014 che vedeva alla presidenza Lucio Caporizzi e come consiglieri Dante De Paolis, Stefania Nichinonni, Francesco Longhi e Franco Viola. E ancora, i nuovi consiglieri di amministrazione della stagione successiva (che ha sempre a capo Lucio Caporizzi, già responsabile della Direzione regionale programmazione, innovazione e competitività dell’Umbria che, si legge nell’invito a dedurre, «ha fornito parere favorevole alle delibere di giunta con cui sono stati nel tempo disposti gli ingenti finanziamenti straordinari alla società») Stefano Mazzoni.

A doversi difendere dai rilievi della magistratura contabile sono anche le due ultime giunte della Regione Umbria. Dalla presidente Catiuscia Marini agli assessori (passati e attuali) Carla Casciari, Fabrizio Felice Bracco, Fernanda Cecchini, Vincenzo Riommi, Silvano Rometti, Gianluca Rossi, Stefano Vinti, Fabio Paparelli, Antonio Bartolini e Giuseppe Chianella.

Insieme a loro anche i dirigenti e istruttori Ivano Antonelli, Riccardo Ferrini, Vania Patacca e Maurizio Angelici.
Infine, alcuni dei consiglieri provinciali della legislatura 2009/2014: Sandra Allegrini, Teodoro Armillei, Luciano Bacchetta, Luca Baldelli, Enrico Bastioli, Gianfranco Becchetti, Stefano Bravi, Massimiliano Capitani, Valter Carloia, Giampiero Fugnanesi, Franco Granocchia, Giacomo Leonelli, Maurizio Manini, Daniele Pinaglia, Giampiero Rasimelli, Luca Secondi e Laura Zampa
Domenica 6 Agosto 2017 - Ultimo aggiornamento: 08-08-2017 13:20

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COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 12 commenti presenti
2017-08-07 13:00:58
Del resto è noto che in Umbria si mangia bene!
2017-08-07 11:18:45
State tranquilli che tra cavilli e rinvii il processo durer√† una vita con la consueta decadenza dei termini. E' come per gli incendiari, fino a che il massimo della pena saranno i domiciliari, tanto vale provarci. In questo caso chiedi soldi, te li danno, ne chiedi altri, te li ridanno e avanti cos√¨ Se invece non glieli avessero dati non sarebbe successo nulla di ci√≤ per cui stiamo discutendo, ci sarebbe stata solo una nuova azienda che avrebbe licenziato solo quelli assunti in modo clientelare dai partiti ma neanche quelli In una azienda privata normale quando il presidente ed il consiglio di amministrazione si rivelano incompetenti si mandano via e si mette altra gente pi√Ļ valida facendo loro pagare per gli errori fatti ma nella pubblica amministrazione non √® cos√¨ ed √® assolutamente inutile votare altri partiti perch√® farebbero lo stesso. La regola attuale nelle amministrazioni pubbliche √® cacciare il responsabile dandogli altro incarico senza pensare ai possibili danni futuri tanto poi pagheremo solo noi contribuenti
2017-08-07 07:59:25
se le pubbliche amministrazioni hanno come priorita' numero uno quella di salvare posti di lavoro delle aziende partecipate, mettendo in secondo piano ogni considerazione su qualita', efficacia e costo a cui erogano i loro servizi, e' evidente che poi succedono queste cose. E a fare questo le pubbliche amministrazioni sono spinte dalla ricerca di consenso; quando ci sono di mezzo i posti di lavoro e' piu' facile cercarlo attraverso il foraggiamento di aziende sprecone e malgestite che dai cittadini utenti dei servizi, perlomeno fino a che non scoppia il bubbone e si viene a sapere dello spreco di pubbliche risorse
2017-08-06 22:46:55
Sono del PD?
2017-08-06 20:56:28
Cosa c'entrano Totti e la Raggi. Si parla di Regione Umbria,disastrata peggio del Lazio con giunte di sinistra che hanno svuotato le casse comunali e ancora lì votano.
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