Le note stonate della riapertura del teatro dell'Unione: le poltrone e non aver invitato i Facchini

di Andrea Arena
C'era una volta Una poltrona per due, film di John Landis con Dan Aykroyd ed Eddie Murphy, un classico di ogni Natale televisivo. Ora la memoria di quel capolavoro del cinema rischia di essere minata dalle nuove poltrone scelte per il teatro dell'Unione, riconsegnato ieri alla città in una cerimonia officiata dal sindaco Michelini, dall'assessore Ricci e dal presidente della Regione Zingaretti. E allora si potrebbe girare un sequel dal titolo tutt'altro che accattivante: Due poltrone per uno.

Perché ad essere piccole, queste poltrone sono piccole. Vale per il cronista troppo cresciuto, per la collega col lato B esagerato (che comunque funge da cuscino naturale), ma vale anche per le decine di invitati, imbucati, nani e ballerine che ieri hanno affollato le prime file – quelle riservate alle autorità – della storica struttura restaurata dopo sette anni di lavori. Pur avendo invitato mezzo mondo, comunque, il Comune si è dimenticato di chiamare il Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, che già esistevano quando l'Unione fu costruito, e che magari ci saranno rimasti un po' male.

Ma torniamo alle poltrone, e cominciamo dalle dimensioni, che restano importanti. Le poltrone sono strette, e va bene: tra una fila e l'altra bisogna rinunciare a un po' di centimetri per le gambe, magari non al livello dei sedili Ryanair, ma poco ci manca. E comunque, al contrario di una linea area low cost – che diminuisce lo spazio ma aumenta i posti a sedere -, qui il numero dei sedili si è ridotto rispetto alla versione pre-restauro, quando erano di più. Ed erano comodi, ed erano belli, di un bordeaux più fine e filologico rispetto al rosso pompeiano scelto per la nuova versione. Per la cronaca: quelle storiche poltroncine di una volta sono state vendute all'asta, e questo è un passo avanti per un Comune che appena un anno fa, si era fatto rubare duecento sedili (di legno) dal cinema Genio.

«Le hanno prese all'Ikea», sibila un ragazzo dai capelli lunghi seduto in platea e che non risparmia altre perle salaci nei confronti di Michelini, Ricci e Zingaretti. Il solito provocatore a 5 Stelle, o uno che dice la verità (quella che ti fa male/lo so)? Il dibattito è aperto, e c'è da scommettere che coinvolgerà tutta la cittadinanza che nei prossimi giorni andrà a vedere il teatro rinnovato grazie alle visite - guidate - organizzate dal Comune. Fateci avere il vostro feedback sulle poltrone, carissimi.

Intendiamoci: queste nuovi sedili saranno sicuramente perfetti. Intanto, rispettano tutte le norme oggi richieste dalla legge, a partire dalla resistenza al fuoco (sono tutte ignifughi), per finire col prezzo, sicuramente conveniente visto che sono i cittadini ad aver tirato fuori i sei milioni di euro necessari al restauro globale del teatro. E qualche lira si sarà pure risparmiata sui braccioli, che sono di legno, tipo scuola di Barbiena, ma che si spera, almeno tonificheranno gli avambracci nelle lunghe sedute ad assistere alle rappresentazioni teatrali future. Per uscire dal rinnovato teatro dell'Unione, dopo tre ore di Aida, non solo estasiati da Verdi, ma anche un po' più muscolosi.

Una rinfrescatina alla memoria arriva poi dal consigliere regionale Daniele Sabatini, eletto nel Viterbese. «La riapertura del Teatro dell’Unione è una bella notizia, peccato che Zingaretti abbia rovinato la festa dimenticando di citare quanto fatto dalle amministrazioni precedenti per restituire a Viterbo il suo storico teatro: i primi finanziamenti risalgono, infatti, alla giunta regionale guidata da Polverini, quando al Comune il sindaco era Giulio Marini il quale si impegnò affinché la Regione garantisse un sostegno al nostro teatro. Zingaretti e Michelini, smemorati, hanno gongolato solo per la conclusione del terzo stralcio, tappa finale di un percorso iniziato nel 2012» 
Mercoled├Č 14 Giugno 2017 - Ultimo aggiornamento: 12:49

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