Porto di Marta, il vicesindaco Catanesi si difende: «Nessun illecito, il Comune fuorviato dalla Regione»

Il porto di Marta in provincia di Viterbo
di Re.Vi.
"Incassi illegittimi? Ho fatto solo il lavoro di un buon amministratore visto che sono finiti nelle casse comunali. La mia unica colpa, se di colpa si tratta, è di essere stata tratta in inganno dalla Regione". In piena campagna elettorale, il sasso lanciato dall'esponente del Pd è destinato a generare parecchio clamore. Lucia Catanesi, attuale vicesindaco di Marta ed ex sindaco del comune nel Viterbese, è tra gli 8 otto indagati finiti nel mirino della Procura e della Guardia di Finanza per la gestione del porto. Le ipotesi di reato sono abuso d'ufficio, falso ideologico e violazione della normativa sul vincolo paesaggistico. Ieri, il sequestro dell'opera dopo che il Riesame ha accolto la richiesta del procuratore Paolo Auriemma.

L'inaugurazione dell'opera è avvenuta il 27 maggio del 2016 con tanto di benedizione del vescovo Lino Fumagalli, dopo un investimento regionale pari a 1.427.000 euro provenienti da fondi europei. Il pilastro dell'inchiesta poggia su questo terreno: "L’opera è stata progettata come diga frangiflutti, necessaria per la protezione della darsena, e autorizzata dalla Regione Lazio solo come opera idraulica per prevenire il fenomeno dell’insabbiamento”, ribadisce la Guardia di Finanza. Ma Catanesi racconta tutt'altra storia.

"Innanzitutto, voglio sottolineare che anche il vecchio braccio del porto, nato come opera idraulica, è stato autorizzato nel '94 dalla Regione all'attracco. Quando il nuovo progetto è stato presentato e realizzato, riportava la dicitura di porto turistico con tanto di pontili", dichiara il vicesindaco invitando a leggersi le carte. Per ribadire la buona fede del Comune, ricorda: "Abbiamo subito chiesto agli uffici regionali l'autorizzazione, ma è iniziato un rimpallo di responsabilità senza che nessuno mi abbia mai risposto che quello non era un porto. E questo nonostante al nuovo braccio sono attraccati tre pontili. Inoltre- continua – mentre a noi non rispondevano, la stessa polizia idraulica ha effettuato un sopralluogo e inviato una informativa di reato alla Finanza quando sarebbe bastato informarci che stavamo sbagliando: avremmo subito tolto le barche, come poi abbiamo fatto".

Infine, Catanesi richiama la nota di maggio con cui la Regione scriveva che sul lago di Bolsena nessun posto per natanti  era stato autorizzato. "Allora mi chiedo – conclude – se anche a Capodimonte e Bolsena siano stati fatti controlli o siano partite denunce, considerando pure che il porto di Marta ha la Via, valutazione di impatto ambientale, per 250 barche. Ma gli altri possono dire altrettanto?".
Mercoled├Č 7 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 18:46

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