Fa volontariato, aggredito perchè di colore

Arriva da Castelnuovo (Teramo) una storia di odio mista a razzismo. Vittima un ragazzo richiedente asilo, Sadar Bahar, detto Elia, aggredito verbalmente, l’altro giorno, alla fermata dell’autobus, con insulti e sputi, da quattro italiani all’incirca 40enni che dopo aver accostato, sono scesi dalla loro auto e hanno cominciato ad insultarlo. Forse pensavano, in questo modo, di poterlo provocare e suscitare in lui una reazione, ma non ci sono riusciti. Elia ha solo domandato a quei quattro sconosciuti il perché di tanto odio. La loro risposta? La fuga. Dalla loro bocca solo parole senza alcun senso: "Negro di m. Figlio di p.". E invece Elia è un migrante che in Italia ha aiutato chi aveva bisogno. Da tempo vive in un residence a Roseto. E’ nato in Camerun, ha attraversato il deserto, ha vissuto nelle carceri in Libia fra tortura e morte, è fuggito per fortuna da tutto quello, è stato salvato come tanti nel mediterraneo, oggi è grato al nostro Paese. Nonostante tutte le sofferenze non ha mai perso il sorriso e la voglia, da povero, di aiutare gli altri poveri insieme a tutti i ragazzi che vivono con lui a Roseto. «Nel suo anno trascorso con noi – racconta Margo Borgatti di Roseto - è partito volontario con “Le Brigate di Solidarietà» ad aiutare terremotati, è stato fra neve e fango ad aiutare anziani e famiglie isolate, è stato nelle riserve e nei parchi a rimediare ai danni fatti da tutti noi».
Mercoledì 10 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 10:30

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