Giorgio Ursicino
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I rischi dell'esodo, dalla distrazione alle merci pericolose

La settimana fra i due “bollini neri”, la più difficile da affrontare sulle strade della Penisola. Esodo, traffico, caldo, lunghi viaggi, ma anche stanchezza al volante e tanti Tir. Un affollamento dei giganti su ruote che rende particolarmente rischioso mettersi in marcia. Le immagini dell’incidente avvenuto sulla tangenziale bolognese che collega la A1 alla A14 sono impressionanti, ma sono anche una fotografia puntuale dei maggiori pericoli che si possono incontrare. E quando l’evento è così devastante e drammatico sono sempre più di qualcuna le cause che lo hanno generato.

I camion, soprattutto gli autoarticolati che possono trasportare il massimo peso consentito dal codice della strada, sono di per sé una fonte di rischio, per gli ingombri e per l’enorme differenza di massa con gli altri veicoli. Un contatto che fra due vetture potrebbe causare danni solo alla carrozzeria, se è coinvolto un tir può portare alla totale distruzione dell’auto con conseguenze enormi per i passeggeri. In questo caso c’è l’aggravante del trasporto di materiale pericoloso, cioè altamente infiammabile. Rispetto ai normali camion questi veicoli devono rispettare una serie di disposizioni e di normative per la sicurezza molto approfondite e dettagliate.

Ma quando si hanno dietro le spalle decine di migliaia di litri di Gpl la sicurezza non può mai essere assoluta. Il camion cisterna si è disintegrato; nonostante l’esplosione sia deflagrata verso l’alto, ha addirittura abbattuto il cavalcavia del tratto autostradale dove il mezzo transitava. Le inchieste tenteranno di stabilire se le regole relative al trasporto di materiali infiammabili fossero state rispettate alla lettera, ma probabilmente sì poiché l’esplosione della cisterna non è avvenuta nel momento dell’impatto, ma dopo diverso tempo, quando il camion era già avvolto da altre fiamme causate dal tamponamento (probabilmente dai serbatoi dei veicoli stessi).

Resta la domanda se in giorni di massimo traffico come questi sia il caso di far circolare così tanti veicoli pesanti e, soprattutto, quelli che trasportano materiali pericolosi. Rivedendo il filmato non passa inosservato il fatto che quasi tutti i veicoli fermi in coda siano dei camion. D’altra parte è anche vero che nei periodi vacanzieri, quando la gente è fuori casa, aumenta la necessità dei rifornimenti e in un Paese storicamente legato al trasporto su gomma (quello ferroviario e navale sono stati a lungo trascurati) non si possono non soddisfare le esigenze delle persone.

Premessi questi aspetti specifici legati alla tipologia del veicolo che ha causato l’impatto, dalla dinamica dell’incidente emergono altri elementi legati alla sicurezza stradale. Da una parte l’efficienza della meccanica del veicolo, dall’altra quella fisica di chi impugna il volante. In più c’è la distrazione, di gran lunga la principale causa dei disastri che avvengono sulle strade. Il replay dell’incidente è sorprendente: i veicoli che precedono sono già fermi sulla carreggiata e la cisterna prosegue la sua corsa per diversi secondi senza accennare ad alcuna manovra, come se non ci fosse nessuno al volante.

Potrebbe trattarsi di un guasto meccanico, ma è quasi da escludere. È vero che la cisterna non frena, ma non decelera nemmeno, non c’è alcun accenno di sterzata, si infila nel cassone del tir davanti alla velocità con cui procedeva. Escluso il guasto, potrebbe trattarsi di distrazione. L’uso dello smartphone? Quello del navigatore? Possibile, ma difficile. Un driver esperto anche se toglie la visuale dalla strada, guarda sempre con la coda dell’occhio, magari avrebbe tamponato, ma ci sarebbe stata una piccola reazione.

Ecco che scendono in campo altri due nemici, temutissimi perché molto pericolosi. Un malore o un colpo di sonno, in entrambi i casi il veicolo si comporta come se nessuno fosse al volante, quello che più o meno mostrano le telecamere di Bologna. I mezzi più moderni (anche le auto) hanno dispositivi che avvisano in questi casi, ma spesso non è sufficiente o è troppo tardi. L’unico modo per far fronte a tutte queste cause sono i controlli, cioè la prevenzione (sia sul veicolo che su chi lo guida), o regole più severe che impediscano la circolazione di determinati veicoli in giornate particolarmente critiche. Martedì 7 Agosto 2018, 19:04
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