Rapitori, killer e narcos: caccia agli ultimi latitanti

di Sara Menafra
L’ultimo è stato arrestato due giorni fa: Lucian Valcelian, 29enne rumeno evaso lo scorso ferragosto a Mantova accusato di aver ucciso la moglie a bastonate davanti ai figli, è stato rintracciato dalla polizia rumena nella casa dei suoi genitori, grazie alle indicazioni arrivate dalla Direzione del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, che gestisce le informazioni che passano attraverso il “canale” Interpol e quelle nella rete europea, detta “Sis”. Ma di arresti così l’Italia ne fa decine al mese. Solo tra dicembre 2014 e luglio 2015 ne sono state eseguite 389 alle quali si sommano gli arresti eccellenti che depennano, anche qui a ritmi serrati, la lista dei trenta «most wanted».



Di fatto, spiegano dal Viminale, le liste su cui lo “Scip”, più comunemente chiamato ufficio Interpol, lavora ogni giorno, sono almeno tre: la lista costantemente aggiornata dei ricercati a livello internazionale (europeo o generale) che vede al momento ricercati 247 autori di delitti di ogni genere; i cento nomi considerati prioritari e detta «i 100 latitanti pericolosi» e una ulteriore lista di «massima pericolosità», aggiornata ogni due anni, che include trenta nomi. A queste si aggiungono gli elenchi dei cosidetti «ricercati passivi» ovvero quelli che l’Italia cerca nel proprio territorio su richiesta di altri paesi e che vengono rispediti nel paese di provenienza.



I RICERCATI IN ITALIA Al momento la seconda lista, quella dei trenta, è quasi completata: i ricercati ancora introvabili sono 7 e comprendono nomi eccellenti come Matteo Messina Denaro, considerato attualmente il capo della mafia. Ma anche Attilio Cubeddu, classe 1947 considerato uno degli esponenti di spicco dell’Anonima Sarda e condannato per il rapimento di Giuseppe Soffiantini che ha fatto perdere le sue tracce vent’anni fa. L’ultimo arrestato eccellente è stato quello di Pasquale Scotti, boss latitante dal 1985 ed esponente della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Era in Brasile e si era fatto cambiare completamente i connotati, tanto che l’hanno dovuto riconoscere comparando le impronte digitali



«Tra quelli che cerchiamo ci sono ovviamente nomi noti come l’ex brigatista Alessio Casimirri o Cesare Battisti - spiega il capo dello Scip, Gennaro Capoluongo - e certa è anche la localizzazione, uno è in Nicaragua e l’altro è in Brasile. Le nostre ricerche sono focalizzate soprattuttto su quelli di cui non abbiamo traccia certa».



In ogni caso, i numeri degli arresti eseguiti dall’Italia è impressionante. In media, all’interno dell’Unione europea vengono arrestati fino a 50 latitanti al mese: a dicembre sono stati 47, a gennaio 37, febbraio 50 a maggio 57 e a luglio addirittura 64, fino al numero totale di 389. Ma numeri consistenti, circa 30 al mese, sono anche quelli dei ricercati passivi, che ogni mese vengono rispediti all’estero. Il meccanismo di cattura internazionale è piuttosto complesso. Spiega ancora Capoluongo: «Lo Scip unisce il canale Interpol (190 paesi in tutto il mondo) e quello cosiddetto “Sirene” o Sis, canale di comunicazione per la ricerca di latitanti che mette in comunicazione solo i paesi europei che hanno aderito al mutuo riconoscimento, ovvero alla procedura di riconsegna “automatica” dei latitanti,



IL CASO BIEBER Il meccanismo di identificazione dei latitanti prevede più livelli. La persona che commette un crimine in Italia, finisce prima di tutto in un mandato di cattura che, se ci sono gli elementi, può essere anche europeo. Nei paesi che hanno aderito alle convenzioni europee, basta questo trattato per arrestare il latitante e rispedirlo al paese richiedente, senza nessuna valutazione intermedia da parte dei magistrati o del ministero della giustizia. Nel caso del mandato di cattura internazionale, invece, una valutazione tecnica viene fatta dal ministro della giustizia italiano che dirama le ricerche e altrettante valutazioni, specie sul reato contestato, avvengono nel paese che esegue l’arresto e può anche decidere di non eseguire l’estradizione. Valutazioni del genere, del resto, vengono fatte anche dall’Italia: l’ultimo caso è stato quello del cantante pop Justin Bieber. Ad aprile, quando la star è arrivata in Italia, il nostro paese si è dovuto porre il problema se arrestarlo oppure no, sulla base di una richiesta arrivata dall’Argentina. Alla fine, si è scelto di non eseguire il provvedimento visto che Bieber era semplicemente accusato di non aver presenziato a un’udienza in tribunale.
Mercoledì 26 Agosto 2015 - Ultimo aggiornamento: 28-08-2015 16:39

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