Il referendum per Brexit cambierà il futuro Ue

di Romano Prodi
Giovedì prossimo gli elettori britannici decideranno se il loro Paese continuerà a fare parte dell’Unione Europea o se andrà per conto suo. Una decisione ancora incerta, al termine di un campagna elettorale tesa e purtroppo anche drammatica. Una campagna che, all’interno della Gran Bretagna, ha mobilitato tutte le forze politiche, sindacali, economiche e perfino i rappresentanti delle diverse confessioni religiose. Tuttavia, anche all’esterno della Gran Bretagna, la campagna è stata seguita con tale ansia e partecipazione da sconvolgere i mercati finanziari dell’intera Europa e oltre.

Tutto questo è comprensibile data l’importanza della posta in gioco, anche se desta un certo stupore vedere combattere a favore della permanenza nell’Unione Europea i diversi primi ministri britannici che, negli anni nei quali erano al governo del Paese, avevano l’abitudine di accusare Bruxelles di ogni nefandezza e si opponevano a tutte le decisioni che tendevano a trasferire a livello europeo nuovi poteri e nuove responsabilità.
Fa impressione sentire dalle stesse bocche che imputavano ogni evento negativo allo strapotere europeo pronunciare previsioni catastrofiche sul futuro dell’economia e della politica britannica in caso di Brexit, ipotizzando crolli nel reddito nazionale, nelle esportazioni e nel ruolo futuro della City di Londra.

Anche se personalmente mi auguro e spero che l’uscita non avvenga, sono tuttavia convinto che, in caso di Brexit, si possano trovare i necessari compromessi che permettano non solo la permanenza degli intensi rapporti economici costruiti in questi anni ma anche delle fondamentali alleanze politiche e militari che sono oggi e lo saranno anche domani, di comune interesse.

Gli aspetti negativi di una eventuale Brexit riguardano invece il messaggio di fragilità che l’Unione Europea trasmetterebbe in tutto il mondo, ossia quello di un’Unione reversibile e non duratura nel tempo. Vi sono infatti molti Paesi, a partire dall’India e passando per gli Stati Uniti, compresa l’Australia e tante altre nazioni sparse per il globo che, in conseguenza della storia e dei legami economici e politici particolari, guardano all’Europa soprattutto con gli occhi della Gran Bretagna. Il nostro ruolo nel mondo non può quindi che soffrire da una possibile Brexit. In secondo luogo non si può escludere che altre nazioni siano tentate di seguire la stessa strada, dato che, in tutti i Paesi, i movimenti antieuropei si sentiranno incoraggiati a perseguire lo stesso obiettivo.

Bisogna tuttavia riconoscere che, anche in caso di un risultato del referendum in favore della permanenza nell’Unione, la conseguenza sarà la nascita formale di un’Europa a due o più velocità. Una decisione già virtualmente assunta nel febbraio scorso quando il Primo Ministro Cameron, all’indomani dei lunghi negoziati con Bruxelles in vista del referendum, aveva potuto annunciare che il suo Paese aveva ottenuto garanzie tali da escludere ogni partecipazione agli eventuali progressi delle politiche comuni dell’Unione Europea.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Domenica 19 Giugno 2016 - Ultimo aggiornamento: 00:05

© RIPRODUZIONE RISERVATA

COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2016-06-19 20:31:07
classica situazione "damned if you do, damned if you don't" *** (; - BdV/Anchise
QUICKMAP