Tavolo per Roma, Calenda: «Me ne occuperò anche se Raggi si mette di traverso»

«Di Roma ci occuperemo nonostante la Raggi, anche se la Raggi si mette di traverso». All'indomani dello scontro frontale tra la sindaca a 5 stelle e il ministro dello Sviluppo Economico sulle risorse al Tavolo per Roma, è Carlo Calenda a rilanciare. Lo fa durante un appuntamento elettorale con il premier Paolo Gentiloni, candidato per il Pd alla Camera, che - sebbene in maniera più soft - rincara la dose: «Roma è una città che deve avere un ruolo globale, un'ambizione, il che richiede una classe dirigente all'altezza, non può essere solo essere amministrata giorno per giorno».

Calenda, dall'Auditorium Angelicum, spiega di non avere alcuna intenzione di candidarsi a prossimo sindaco della Capitale ma promette di non recedere dal suo impegno per la città: «Andremo avanti sui progetti che non necessitano di attività o fondi del Comune». La polemica attorno al Tavolo, lanciato dal Mise a fine 2017 per tentare di risollevare le sorti economiche di Roma, è ancora incandescente dopo le accuse di «arroganza» e «bluff pre-elettorali» che sono volate, reciprocamente, tra il responsabile allo Sviluppo Economico del Governo Gentiloni e la sindaca a 5 Stelle. Sul piatto l'annosa questione delle risorse aggiuntive in campo per la città, che a dire della sindaca sono un «bluff», per il ministro, invece, sono bloccati dalla mancanza di progetti del Comune. «Hanno sbagliato anche i calcoli - tuona ancora oggi Calenda contro il Campidoglio - non conoscono nemmeno la matematica». «Il ministro con più fallimenti alle spalle continua ad aprire bocca - replica seccamente dal Campidoglio il capogruppo del M5S Paolo Ferrara -. L'unico che non conosce l'aritmetica è proprio Calenda. I suoi numeri parlano chiaro: i fallimenti nella gestione delle crisi Ilva, Alitalia, Fincantieri-Stx, Embraco, Almaviva. Ed ha anche la faccia tosta di parlare. Andasse a parlare di matematica con i dipendenti di tutte queste aziende». Dopo la lite tra la sindaca e il ministro reagiscono anche le forze economiche e sociali della città. In primis i sindacati (Cgil e Uil) che parlano di un «danno enorme alla città, di cui le istituzioni sono responsabili. Roma ha bisogno dell'attenzione del Governo nazionale. Questo era il vero valore aggiunto del tavolo Calenda».

Nel pomeriggio arriva anche la voce degli industriali, con la stoccata alla Raggi del presidente di Unindustria Filippo Tortoriello: «Se non c'è una progettualità da parte del Comune è impossibile accedere a finanziamenti e fondi. Io penso che la sindaca possa valutare l'opportunità di rivedere certe posizioni nell' interesse della città». Il ministero fa sapere che dei 19 progetti individuati dal Tavolo Roma, 9 andranno comunque avanti perché non hanno bisogno del contributo del Comune: dall'innovazione alla ricerca e startup, fino al piano di efficientamento energetico. Salterebbero, invece, progetti per un totale di 769 milioni di euro di risorse individuate: dalla mobilità sostenibile e smart alla riqualificazione delle scuole. «Su quelli che non necessitano di attività e/o fondi Comune andiamo avanti con Regione. Rapidamente senza ulteriori perdite di tempo», twitta il ministro.
Venerdì 16 Febbraio 2018 - Ultimo aggiornamento: 17-02-2018 10:26

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5 di 19 commenti presenti
2018-02-20 14:12:18
bravo, occupatene a pochi giorni dal voto mi raccomando......ma prima 'ndo stavi?? ehhh il marketing e la pubblicità da campagna elettorale come insegna il tuo leader maxismo è spettacolare......
2018-02-20 11:31:11
Ancora si da credito ad una amministrazione inefficiente e incompetente. Ma le persone che ancora pensano che la Raggi possa risolvere i tanti problemi di Roma evidentemente non vivono in città.E' una vergogna.
2018-02-17 14:26:33
Caro Calenda, finisci la filastrocca che ti hanno insegnato, quindi sparisci che ci sono le elezioni ììì
2018-02-17 09:50:15
quando le cose partono con intenzioni recondite, non finiscono bene. Per il Pd aprire un tavolo era l'occasione di cercare di recuperare consenso a Roma mettendo in ulteriore difficoltà la Raggi. Immaginavano che si sarebbe rivelato un fallimento e che la colpa sarebbe stata addossata alla sindaca, e a loro sarebbe stata riconosciuta la buona intenzione naufragata. Lei è stata talmente sprovveduta che non è andata neanche davvero, con convinzione, a "vedere" le carte; assai probabilmente avrebbe trovato un bluff, o almeno un mezzo bluff. Ma è obbligo sondare tutte le possibilità, per il sindaco di una città in difficoltà. E quindi .... fine annunciata fra polemiche astiose di una tipica vicenda all'italiana
2018-02-17 09:05:31
Dacce er mijone e famola finita.
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