Roma, svelata la casa di Scipione l'Africano: nel Foro Romano riaffiorano i resti della domus

di Laura Larcan

Se l'archeologia offrisse le prove scientifiche alle parole dello storico Tito Livio? Se nel cuore del Foro Romano si custodissero realmente i resti della casa del famoso Scipione l'Africano, il condottiero romano che sconfisse Annibale e i cartaginesi? Una bella sfida per gli studiosi in queste ore. Soprattutto per l'archeologa della Soprintendenza Patrizia Fortini, che sta coordinando l'équipe di ricerca de la Sapienza guidata da Stella Falzoni e Marco Galli. Perché dai sotterranei della grandiosa Basilica Giulia gli archeologi hanno identificato ora i resti di una ricca domus, dotata di un grande atrio impreziosito dall'impluvium (la vasca) destinato a raccogliere l'acqua piovana. Strutture databili esattamente al III-II secolo a.C. La suggestione è forte. È stato Livio a decantare l'aura leggendaria del sito dove venne eretta la basilica (il più grande tribunale di Roma), passata sotto le velleità di illustri politici. Prima l'intervento edilizio nel 169 a.C. ad opera del censore Tiberio Gracco quando vide la luce la Basilica Sempronia e poi il nuovo edificio giudiziario voluto da Cesare nel 54 a.C. (cui deve il nome). «I resti di questa domus rappresentano una straordinaria conferma di quanto sappiamo grazie allo storico Livio il quale ricordava la presenza di una ricca casa dell'aristocrazia romana proprio nel luogo dove sorgerà la Basilica Sempronia: infatti Livio riporta che proprio il censore Sempronio Gracco, per costruire l'edificio del 169 a.C., dovette comprare la casa del famoso Publio Cornelio Scipione Africano». Falzoni e Galli ne sono convinti, seppur nella cautela di questa prima fase di ricerche. I risultati sono stati illustrati proprio all'università in occasione del workshop Pitture frammentarie di età romana da Roma e dal Lazio.

LIVIO E CICERONE
Tutto è nato dal progetto di studio della documentazione degli scavi sistematici che furono condotti dal 1960 al 1964 dall'archeologa Laura Fabbrini (senza dimenticare le indagini storiche di Giacomo Boni all'inizio del 900). Nuovi scavi e materiali d'archivio, quindi, stanno riscrivendo la storia del sito. «I risultati della prima fase delle ricerche sembrano confermano le informazioni fornite dagli scrittori antichi, soprattutto da Livio o Cicerone», dice Galli. «Dalla documentazione di scavo sono stati riconosciuti i resti di una domus, di cui è possibile riconoscere una parte dell'atrio con impluvio - continua Falzoni - Lo studio della ceramica relativa ai livelli di fondazione della casa sembra condurre ad una datazione tra la fine del III a.C. e l'iniziale II secolo a.C. ». A convincere gli archeologi sono stati proprio i frammenti di pitture ritrovate: raffinatissimi finti marmi policromi che evocano il perfetto stile dell'epoca repubblicana.
 
Giovedì 16 Giugno 2016 - Ultimo aggiornamento: 23-06-2016 15:26
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