L'ombra di Vinicio Capossela nella
terra di San Francesco. Il concerto

di Michele Bellucci
In Umbria Vinicio Capossela torna sempre volentieri e sabato sera, presentando al Teatro Lyrick di Assisi la seconda parte dell'album "Canzoni della Cupa", lo spettacolo è stato speciale. Sul palco teli, sagome, rami d'albero e mani protese si sono trasformate, nell'ombra, in lupi e altri inquietanti profili. Attraverso un ideale viaggio attraverso il selvatico, l'archetipo, lo specchio e il paese, l'artista accompagnato dai suoi fedeli cappelli e da una band di fuoriclasse, ha spinto il pubblico a riflettere.

Una scaletta intensa che nella prima parte ha rivelato ad uno ad uno i brani "Ombra. Canzoni della Cupa e altri spaventi", prima di regalare un altro lungo set fatto di vecchi successi e dediche all'Umbria. Dal cantico di San Francesco («anche se da queste parti un po' troppi ristoranti e Bed & breakfast usano il nome di questo Santo, è indubbio che sia stato un personaggio straordinario» ha spiegato Capossela prima di chiamare sul palco i Micrologus, per un assaggio di musica medioevale) fino ai riferimenti al terremoto («l'Italia non si divide tra nord e sud, ma tra città di costa e tutto quel che c'è all'interno, sulla dorsale appenninica. La terra ha tremato, come succede da sempre, ma la luce deve guidare il nostro incedere». Cita Jacopone da Todi: "L'amor prende la norma di quello in que trasforma", condivide con il pubblico entusiasta e partecipe fino alla fine. Ci sono pure Il ballo di San Vito, Che cos'è l'amor e alcuni brani al pianoforte che sembrano un concerto a parte.

Successo pieno per l'evento organizzato dall'associazione Moon in June, che il 21 maggio, sempre al Teatro Lyrick, proporrà l'omaggio a Fabrizio De André e alle donne delle sue canzoni intitolato "Amore che vieni Amore che vai", che vedrà sul palco musicisti di grande spessore artistico come Cristina Donà, Rita Marcotulli, Enzo Pietropaoli, Fabrizio Bosso e Javier Girotto. Intanto Vinicio Capossela ha confermato di esser ben lungi dall'aver stancato il pubblico, nonostante i frequenti passaggi da queste parti. Del resto tra le eredità lasciate da Sergio Piazzoli (l'amico promoter è stato ricordato come ogni volta, ma senza la facile retorica alla quale purtroppo molti altri continuano ad attingere) c'è anche un profondo legame con questo artista, ormai ereditato dall'intera regione. E quando alla fine è sceso il "sipario invisibile" che ha permesso alle ombre di frapporsi tra musicisti e spettatori, è stato ancor più chiaro che «come scriveva Wilde "l'Ombra non è ombra del corpo, ma corpo dell’anima"».
Domenica 19 Marzo 2017 - Ultimo aggiornamento: 22:03

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